Dopo l’esplosione del caso Minetti, il Quirinale ha richiesto chiarimenti al ministero della Giustizia sui documenti che hanno portato alla firma del provvedimento di clemenza per la donna coinvolta nella vicenda “Olgettine”. La procura generale di Milano è pronta a effettuare ulteriori accertamenti, compresi rogatorie all’estero, poiché l’adozione di un bambino malato è stata citata come principale motivo umanitario per la clemenza. Gli uffici del Colle stanno valutando diverse alternative a questo punto, con la possibile revoca della clemenza, qualora si dimostrassero fondate le accuse sulla fragilità degli argomenti umanitari, riportano Attuale.
I precedenti
Sebbene il provvedimento di grazia sia immediatamente esecutivo, ci sono rare circostanze in cui il Quirinale può riconsiderarlo. Gli uffici del Quirinale confermano che non era mai successo finora che una grazia venisse revocata a causa di documentazione sbagliata o non attinente al vero, come si ipotizza nel caso di Minetti, sebbene gli avvocati della donna neghino categoricamente questa versione.
I più noti precedenti recenti comprendono il caso di Graziano Mesina, il noto bandito sardo. Dopo aver ricevuto la grazia nel 2004, fu condannato nel 2016 a trent’anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, e la grazia fu revocata dal presidente Sergio Mattarella. Nonostante ciò, Mesina fu rilasciato nel 2019 per scadenza dei termini.
Un altro caso di revoca si verifica nell’arco di pochi mesi, da parte dell’allora presidente Giorgio Napolitano. Nel 2014, dopo aver concesso la grazia, la revocò un mese dopo perché la condanna non era definitiva. Tuttavia, questo caso non riguardava documenti errati, ma la mancanza di esecutività della condanna. La vicenda di Minetti, se confermata, rappresenterebbe una situazione del tutto diversa.