La morte di Giacomo Bongiorni: tensioni e polemiche a Massa
“I nostri figli sono stati aggrediti e hanno reagito, non sono criminali. Gli adulti non avrebbero dovuto iniziare la rissa con dei ragazzi, alcuni minori, ma chiamare semmai le forze dell’ordine”. I genitori dei due ragazzi di origine rumena arrestati per la morte di Giacomo Bongiorni esprimono il loro dissenso e si oppongono alla gogna mediatica che ha seguito l’incidente. Fin dalle prime ore dopo la tragedia avvenuta in piazza Palma a Massa, hanno sostenuto la versione dei loro figli, respingendo le accuse che gravano su di loro, mentre la città oggi si prepara a dare l’ultimo saluto a Giacomo Bongiorni in una cerimonia officiata dal vescovo Mario Vaccari, in un clima di lutto cittadino, riporta Attuale.
I funerali, accompagnati da una fiaccolata, hanno evidenziato le tensioni esistenti, non solo per la perdita di una vita, ma anche per l’ordinanza del prefetto che ha disposto la chiusura degli esercizi pubblici di Massa e Carrara a mezzanotte e mezza fino al 31 maggio, una misura fortemente criticata da commercianti e cittadini.
“Mi dispiace che sia morta una persona, un padre di famiglia, e davanti al proprio bambino – afferma Gabriel Caratusu, padre di Alin Eduardo, il 19enne accusato di concorso in omicidio volontario –. Non si deve morire così. Penso a quel bambino che ora non ha più il padre. Mi dispiace da morire”. Tuttavia, Caratusu difende la posizione dei suoi figli: “I nostri ragazzi, però, sono stati aggrediti e si sono difesi. Quel signore lì ha dato una testata a un minore e ha preso un pugno. Non mi dite che è morto per i colpi ricevuti”. Queste parole si allineano con la versione difensiva dei legali assunti per il caso.
Gabriel continua, criticando l’intervento degli adulti coinvolti: “Ma quali bottiglie – sbotta –. E se anche fosse stato, ti metti poi a picchiare dei ragazzi? E davanti a tuo figlio di 11 anni? Ma che comportamento è? Cosa gli insegni, a picchiare? Non dovevano intromettersi, avrebbero dovuto chiamare le forze dell’ordine”. Esprime poi l’impatto devastante dell’incidente sulla vita della sua famiglia: “Ora anche noi siamo rovinati. La nostra vita è rovinata. Sono 25 anni che vivo in Italia, mio figlio è nato e cresciuto qui, siamo una famiglia di lavoratori rispettata”.
La linea difensiva è condivisa anche da Nicu Miron, padre di Ionut Alexandru, 23 anni, anche lui in carcere per concorso in omicidio volontario: “Penso che mio figlio sia innocente – afferma –. Lo conosco, è un bravo ragazzo. Non avrebbe mai lanciato bottiglie di vetro”. Riconosce che i ragazzi hanno picchiato due adulti presenti: “Dispiace quello che è successo, che un uomo abbia perso la vita – dice Nicu – non doveva accadere. Ma se uno ti aggredisce, non si sa come reagisci in quel momento”.
Nel frattempo, il Tribunale per i minorenni di Genova ha convalidato il fermo del ragazzo di 17 anni indagato per la morte di Bongiorni, applicando la misura cautelare della custodia in carcere e trasferendolo al carcere minorile di Firenze. L’attesa per le indagini si concentra sull’esito dell’autopsia; secondo il professor Francesco Ventura, incaricato dell’esame, si evidenziano “emorragia cerebrale vasta e profonda oltre a danni alla mandibola dislocata a causa dei colpi ricevuti”. Le cause della morte di Bongiorni rimangono da chiarire, e la risposta è attesa entro la metà di maggio.
Luca Cecconi