Padova, 9 maggio 2026 – Gli adolescenti allergici agli alimenti “sono i pazienti più a rischio. Perché, soprattutto i maschi, vengono incitati a pericolosissime prove di coraggio e vengono bullizzati”, ha dichiarato Marcia Podestà, avvocato e presidente di Food Allergy Italia. Da 22 anni, Podestà affronta il dolore di tante famiglie, che si intensifica nei momenti di convivialità, come nei pranzi. “L’allergia non è una scelta, è una malattia”, ha rimarcato. L’associazione è coinvolta in un lavoro scientifico che incrocia esperienze da tutto il mondo. In questi giorni, procede un’importante missione in Canada. La motivazione di quest’impegno scaturisce da un’esperienza personale: “Ho fondato l’associazione nel 2002 perché mio figlio più piccolo soffriva di allergia al latte, che non gli è stata diagnosticata in tempo. Adesso sta bene, ma pensiamo agli sforzi delle famiglie, lasciate senza supporto economico e psicologico. Non viene riconosciuto niente dal servizio sanitario nazionale. Pensiamo a un bambino che deve essere nutrito con latte speciale, privo di proteine; tutto deve essere pagato dalle famiglie”, riporta Attuale.
Allergie alimentari, le leggi
Ma quali sono le leggi che garantiscono le persone allergiche agli alimenti? “Le normative che ci supportano sono due – ha ricordato Podestà – il regolamento 1169 del 2011 e il 382 del 2021, che si concentra sulla gestione degli allergeni. È fondamentale che tutta la filiera sia controllata, partendo da quella agricola fino alla trasformazione e manipolazione, per evitare il rischio di contaminazione crociata. L’altro regolamento si focalizza sulle informazioni ai consumatori e stabilisce quali siano i 14 allergeni da comunicare riguardo alla loro presenza. Nell’articolo 36, è lasciata apertamente la possibilità di fornire informazioni aggiuntive, quindi l’etichettatura precauzionale si basa su questi principi”. Tutte le aziende che producono e distribuiscono alimenti hanno l’obbligo di aggiornare il piano HACCP, per garantire la sicurezza alimentare.
Contaminazione crociata: cos’è
Cos’è la contaminazione crociata? Podestà fornisce degli esempi: “Un cucchiaio usato per mescolare la pasta, alla quale è stato aggiunto il parmigiano. Il problema si presenta se quello stesso utensile viene utilizzato per il piatto di un bambino allergico al latte. Da qui l’esigenza del regolamento 382 del 2021, mirato ad evitare tali contaminazioni. Tuttavia, c’è un problema pratico: per il piano di autocontrollo, non esistono linee guida istituzionali. Ogni azienda, a seconda della dimensione, può adottare un piano interno o rivolgersi a consulenze esterne. Il regolamento stabilisce che tutti gli alimenti devono essere sicuri, quindi privi di allergeni. Il consumatore ha l’onere di segnalare l’allergia. Anche il personale dei locali deve ricevere formazione, rappresentando un ulteriore problema”.
Allergie alimentari, cosa fare al supermercato
Ma come bisogna comportarsi al supermercato? “Quando si richiede qualcosa al banco gastronomia, ad esempio da un’affettatrice, si tratta di un utensile complesso, poiché lo sporco si accumula negli angoli. Dopo aver comunicato l’allergia, bisogna insistere affinché l’utensile venga pulito accuratamente. La stessa logica si applica nelle scuole. È consigliabile rivolgersi al salumiere di fiducia, meglio al mattino. Pulire non significa passare un panno bagnato, poiché le proteine degli alimenti non sono idrosolubili; così si spargono invece di raccogliersi. Gli utensili devono essere sanificati con prodotti specifici. I corsi sono obbligatori, ma spesso non vengono realizzati. Gli studi dimostrano che il settore alimentare presenta il più alto turnover professionale rispetto ad altre aree”.
I pregiudizi sulle allergie
In Italia, la presidente denuncia una mancanza di vera cultura sulle allergie. “La persona allergica è etichettata come un fastidio, non come un cliente. Non c’è un approccio inclusivo, salvo rare eccezioni. Inoltre, non si comprende la portata del mercato. L’ impatto degli allergeni è a cascata. Se un bambino è allergico al latte, è probabile che l’intera famiglia non acquisti prodotti contenenti latte. Questo vale anche per nonni, zii, babysitter e altri parenti”, ha concluso Podestà.
Adolescenti tra bullismo e sfide pericolose
Tra i pazienti allergici più a rischio, sia fisicamente che psicologicamente, ci sono gli adolescenti. “Questo è un problema mondiale, gravissimo – denuncia Podestà. Per i bambini la gestione degli allergeni è di solito affidata alla madre, ma quando gli adolescenti iniziano a gestirsi autonomamente, l’impatto psicologico è terribile. Se non ben formati dalla famiglia, si trovano a confondersi tra etichette scritte in modo incomprensibile. Inoltre, in età evolutiva, non riescono a valutare il rischio con la stessa lucidità degli adulti. Può capitare che i maschi vengano incitati a provare dai loro coetanei o che siano bullizzati a scuola. Ad esempio, un bambino allergico al latte si vede negare la partecipazione a gite scolastiche, e viene deriso dai compagni, imputandogli la responsabilità per le decisioni del gruppo”, ha affermato. Anche le prove di coraggio possono mettere in pericolo l’adolescente allergico, spingendolo a sottovalutare la gravità della sua condizione per conformarsi alle aspettative sociali, con conseguenti gravi conseguenze per la sua salute.
L’ansia delle famiglie degli allergici agli alimenti
Le famiglie degli allergici vivono in uno stato di ansia permanente. “Il cibo è da sempre sinonimo di socialità. In Italia, vi è una cultura profonda su questo aspetto – argomenta Podestà. Questi ragazzi, invece, sono esclusi e isolati. Non vengono mai invitati a festeggiamenti; le torte senza latte e senza uovo sono spesso derise. Ciò che promuoviamo è un approccio multidisciplinare, ed è così che si svolgono i nostri corsi. Siamo impegnati a fare in modo che le scuole siano più inclusive”, conclude Podestà.