I genitori di Palmoli avviano un cambiamento: segni di apertura verso il ritorno dei figli

18.12.2025 13:35
I genitori di Palmoli avviano un cambiamento: segni di apertura verso il ritorno dei figli

Palmoli (Chieti) – Nathan e Catherine hanno deposto le armi: hanno smesso di combattere contro le istituzioni e iniziato a lavorare a una tregua per il bene dei figli. Obiettivo: spegnere l’incendio giudiziario nel bosco e riportare i bambini a casa entro Natale. “I segnali di cambiamento avviati dai genitori, in termini di responsabilità e attenzione alle esigenze dei minori, costituiscono un elemento positivo che merita di essere sostenuto e consolidato”, scrive la curatrice speciale dei tre minori, l’avvocata Marika Bolognese. È in questo documento, depositato alla Corte d’Appello de L’Aquila, il destino prossimo della famiglia di Palmoli. Potrebbe essere la prima, vera svolta nel caso che sta dividendo l’Italia. Si attende la decisione del giudice, ora, riporta Attuale.

La relazione dell’avvocata Marika Bolognese: i presupposti alla base dell’allontanamento dei figli stanno venendo meno

Il documento, riporta il quotidiano Il Centro, è stato depositato all’udienza del 15 dicembre. Pur conservando il rigore formale di chi chiede il rigetto del ricorso presentato da Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, mostra “un’apertura sostanziale” che non ha precedenti nella storia di Palmoli. C’è il riconoscimento dell’impegno, da parte dei genitori del bosco, ad abbassare la temperatura dello scontro con le istituzioni e arrivare a una soluzione.

Da una parte la curatrice deve blindare la legittimità e il carattere d’urgenza dell’intervento del 20 novembre (con il trasferimento dei tre bambini nella casa protetta a Vasto), dall’altro riconosce che i presupposti alla base dell’allontanamento (a partire dalla situazione di “grave pregiudizio” per i piccoli di 6 e 8 anni) stanno venendo meno.

“Percorso potenzialmente orientato a una più serena e responsabile assunzione delle scelte sanitarie”

Segnali del disgelo. Per l’avvocato Bolognese “appare significativo rilevare come l’attuale atteggiamento dei genitori risulti mutato in senso positivo”. Nathan Trevallion e Catherine Birmingham sono usciti dalla trincea, hanno abbandonato la linea dell’intransigenza e manifestato “la volontà di aderire alle prescrizioni mediche, dimostrando una maggiore disponibilità a collaborare con i professionisti sanitari, nella consapevolezza che tali accertamenti sono diretti a garantire una tutela piena e informata del benessere dei figli”.

Questa “evoluzione”, scrive, assume rilievo “proprio nella prospettiva dell’interesse dei minori, che costituisce il parametro di riferimento primario per ogni valutazione del curatore e dell’autorità giudiziaria, e merita di essere valorizzata quale segnale di un percorso potenzialmente orientato a una più serena e responsabile assunzione delle scelte sanitarie nell’interesse dei bambini”. Il sì a vaccini e controlli medici, in sintesi, è un primo messaggio in bottiglia inviato ai giudici.

Il trasloco nella Casetta di Nonna Gemma e il restauro del rudere nel bosco di Palmoli

Il secondo viene dalla casa di pietra, il rudere nel bosco di Palmoli senza acqua corrente e bagno: rifugio antisociale, simbolo dell’isolamento, manifesto di una scelta di vita essenziale, libera, radicale. Ecco: la difesa a oltranza dei Trevallion (“La casa ha tutto, è in regola…”) è stata accantonata di fronte alla necessità di garantire il benessere dei figli. La relazione tecnica firmata dal geometra Filippone, richiamata integralmente nell’atto per giustificare l’inadeguatezza del precedente alloggio, era stata una sentenza inappellabile: l’immobile “non possiede i requisiti igienico-sanitari minimi di abitabilità”. Preso atto della realtà, i genitori hanno compiuto il passo cruciale per dimostrare il cambio di rotta: il trasloco di papà Nathan nell’Airbnb messo a disposizione gratuitamente dal ristoratore di Ortona.

La curatrice speciale dei bambini conferma che la coppia ha sottoscritto un contratto di “comodato d’uso gratuito della durata di tre mesi” per la “Casetta di Nonna Gemma” offerta dal ristoratore Armando Carusi: una “casa colonica” appena ristrutturata – due camere triple, cucina attrezzata con elettrodomestici, bagno, veranda, due terrazzi e persino il wi-fi – identificata come soluzione ponte nelle more “degli interventi di adeguamento dell’immobile originario”. È la prova fattuale, riflette l’avvocata Bolgonese, che la famiglia è disposta a modificare il proprio stile di vita pur di riunirsi con i bambini.

L’educazione parentale non funziona: “Ma hanno detto sì alla maestra a domicilio”

Il documento, scrive Il Centro, non nasconde tuttavia alcune criticità residue. A partire dal tipo di educazione parentale scelto dai Trevallion per i figli. “La criticità individuata dal tribunale per i minorenni è stata ricondotta non tanto alla scelta dell’istruzione parentale in sé, quanto alle modalità con cui essa è stata attuata attraverso il metodo dell’unschooling adottato dai genitori”. Rimane centrale “il dato oggettivo relativo alle competenze scolastiche acquisite”: la bambina di 8 anni, la maggiore, “scrive con fatica il proprio nome e cognome” e non risulta “in grado di leggere né in italiano né in inglese. Tale situazione solleva fondate preoccupazioni circa l’effettiva adeguatezza del percorso educativo seguito fino a oggi”. Non solo: la “conoscenza limitata della lingua italiana” da parte dei genitori costituisce “un ulteriore elemento di criticità”. Anche su questo fronte, però, si registra un’apertura: Catherine e Nathan hanno accettato la maestra a domicilio per l’istruzione dei tre figli.

“Niente interviste tv, dimostrano attenzione alle esigenze di riservatezza e di protezione dei figli”

Pure la prudenza dei genitori è stata considerata positivamente: la curatrice Bolognese rileva con favore che il papà e la mamma di Palmoli hanno manifestato “un chiaro rifiuto” a partecipare a programmi e interviste tv, “mostrando una maggiore attenzione alle esigenze di riservatezza e di protezione dei figli”. Conclusione: “La valutazione finale circa l’idoneità del contesto familiare e l’eventuale revoca dell’ordinanza di allontanamento spetta al tribunale per i minorenni”, nella consapevolezza che “solo attraverso l’impegno continuativo e concreto sarà possibile giungere al ricongiungimento familiare e restituire ai figli la serenità e la stabilità che meritano”.

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