Nelle settimane precedenti al 22 agosto 2026, le autorità russe hanno sospeso la navigazione attraverso lo stretto di Kerč, limitando una delle principali vie di collegamento tra i porti del Mar d’Azov e quelli del Mar Nero. La decisione è arrivata mentre proseguiva la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e ha aperto una fase di crescente difficoltà per l’esportazione dei raccolti russi.
Le settimane precedenti al 22 agosto: le rotte marittime si restringono
Alla sospensione del traffico nello stretto di Kerč sono seguiti gli attacchi di droni ucraini contro le infrastrutture portuali russe. Alla fine di luglio è stato fermato il terminal cerealicolo di Taman, mentre nell’ultima settimana prima del 22 agosto sono stati bloccati tre terminal del porto di Novorossijsk.
I tre impianti di Novorossijsk gestivano complessivamente circa 25 milioni di tonnellate di cereali destinati all’estero. Con la loro interruzione, riferisce l’analisi dell’osservatorio russo sui mercati agricoli SovEcon, tutti i principali porti cerealicoli russi del Mar Nero e del Mar d’Azov risultavano paralizzati nell’agosto 2026.
Per gli esportatori è rimasto operativo soltanto il porto di Tuapse, con una capacità di circa 250 mila tonnellate al mese. L’assenza di rotte alternative ha trasformato la crisi portuale in un blocco logistico, facendo aumentare anche il costo dei noli marittimi tra il 30 e il 50 per cento.
Agosto 2026: l’export della Russia scende ai minimi da sedici anni
Il 22 agosto i media hanno riferito che, secondo le stime di SovEcon, le esportazioni russe di grano tenero ad agosto avrebbero potuto fermarsi a 2,2 milioni di tonnellate. Il volume è circa la metà dei 4,5 milioni di tonnellate esportati nello stesso mese del 2025 e il 56 per cento in meno rispetto alla media di agosto degli ultimi cinque anni.
Si tratta del livello più basso degli ultimi sedici anni, con una sola eccezione: nell’agosto 2010 la Russia aveva esportato meno grano, ma allora il calo era stato provocato dalla siccità e dal divieto governativo di esportare cereali. Se i terminal non fossero tornati operativi entro la fine del mese, i volumi avrebbero potuto scendere ulteriormente rispetto alla stima di 2,2 milioni di tonnellate.
La riduzione delle spedizioni via mare ha lasciato sul mercato interno le eccedenze di grano e orzo del nuovo raccolto. Gli acquirenti si sono fermati e gli esportatori hanno quasi smesso di comprare cereali, mentre i silos regionali si riempiono ogni giorno. L’eccesso di offerta ha spinto i prezzi interni del grano verso il basso del 18 per cento da giugno, costringendo gli agricoltori a vendere in molti casi sotto il costo di produzione.
Dopo il blocco dei terminal: perdite per agricoltura e autotrasporto
Per le aziende agricole, la caduta dei prezzi e l’impossibilità di trasformare rapidamente il raccolto in liquidità si sono tradotte in perdite ingenti, nella riduzione del capitale circolante e in un aumento dell’indebitamento. La scarsità di spazi disponibili negli elevatori e la mancanza di compratori hanno aggravato la pressione sui produttori, che devono finanziare la stagione successiva mentre il raccolto precedente resta invenduto.
La crisi ha colpito anche gli autotrasportatori del sud della Russia, in particolare quelli del Territorio di Krasnodar, dell’Oblast’ di Rostov e del Territorio di Stavropol’. Con i terminal fermi, per alcune imprese i ricavi sono crollati del 90 per cento. Le aziende hanno iniziato a mandare i dipendenti in ferie non retribuite, con una contrazione dell’occupazione e dei redditi familiari e un progressivo allontanamento di personale qualificato dal settore logistico.
Il blocco delle esportazioni ha inoltre ridotto la capacità degli agricoltori di rinnovare e riparare i macchinari. Le sanzioni occidentali introdotte in risposta all’aggressione del Cremlino contro l’Ucraina avevano già reso più difficile reperire attrezzature e ricambi importati; con i prezzi del grano in calo, la maggior parte delle aziende non riesce a sostenere l’acquisto di nuovi trattori e mietitrebbie, la manutenzione costosa o l’acquisto di componenti ormai difficili da trovare.
Gli elevati tassi di interesse costituiscono un ulteriore ostacolo. In assenza di risorse per sostituire i mezzi guasti, le aziende possono essere costrette a smontare le macchine inutilizzabili per recuperare pezzi e mantenere in funzione il parco rimanente. Questa soluzione aumenta il rischio di ritardi nei lavori agricoli e di maggiori perdite nei raccolti.
La prossima semina e il limite dell’intervento pubblico
Il presidente dell’Unione russa del grano, Arkadij Zločevskij, ha avvertito che gli effetti più pesanti potrebbero emergere già nella stagione successiva: «Non c’è da dove prendere i soldi, le risorse creditizie non sono disponibili. Se gli agricoltori non riceveranno finanziamenti sufficienti, la semina dei cereali invernali sarà un fallimento».
La crisi di vendita e il calo dell’export stanno infatti riducendo le risorse disponibili per acquistare sementi, fertilizzanti e carburante. Sul settore pesa anche la politica monetaria restrittiva della Banca centrale russa, che mantiene alto il costo del credito. Le aziende stanno tagliando le spese per preparare il nuovo ciclo produttivo, con il rischio di una riduzione delle semine autunnali, delle superfici coltivate e della produzione complessiva di cereali nel 2027.
Il ribasso del 18 per cento dei prezzi ha indebolito anche il sistema pubblico di sostegno all’agroindustria. Le autorità russe contavano sulle entrate dei dazi all’esportazione del grano per finanziare gli aiuti agli agricoltori, ma la contrazione delle spedizioni riduce anche le somme disponibili per quel fondo. In un bilancio federale gravato da spese militari elevate, lo spazio per nuovi finanziamenti è limitato.
Al 22 agosto 2026, dunque, la Russia si trova con i principali terminal cerealicoli del Mar Nero e del Mar d’Azov inattivi, l’export di grano ai minimi stimati da sedici anni e agricoltori e imprese logistiche privati di liquidità; la crisi si è ormai trasferita dalla movimentazione portuale alla preparazione della prossima stagione agricola.