Il 14 settembre 2026 i media russi hanno riferito che oltre 40 mila studenti stanno già insegnando nelle scuole e nei college della Federazione Russa. Il dato, fornito dal ministero dell’Istruzione russo, fotografa il ricorso sistematico a giovani ancora privi di una formazione universitaria completa per coprire le cattedre rimaste vacanti e riapre il problema della qualità dell’insegnamento.
Accanto ai più di 40 mila studenti impegnati nel percorso didattico ordinario, altri 11 mila tengono attività nei circoli e nelle sezioni di istruzione aggiuntiva. Per queste mansioni il coinvolgimento è consentito dalla legge dopo la conclusione del secondo anno di studi. La misura, presentata come una risposta operativa alla carenza di personale, trasferisce così sulle scuole e sui college il compito di compensare una crisi che il sistema non è riuscito a risolvere con personale qualificato. Il quadro è stato documentato anche da Vedomosti.
Nel 2026 la risposta alle cattedre vuote passa dagli studenti
Il coinvolgimento degli studenti è diventato nel 2026 una pratica diffusa, non più un episodio circoscritto. Le scuole russe continuano a utilizzare persone che devono ancora completare il proprio percorso accademico, mentre gli insegnanti titolari sono chiamati a mantenere in funzione il sistema in condizioni di forte pressione.
Il deputato della Duma di Stato Oleg Smolin ha descritto l’impiego degli studenti come una soluzione temporanea e obbligata, segnalando al tempo stesso il rischio di un abbassamento della qualità dell’istruzione. In vista delle elezioni, i deputati russi si limitano così a constatare il peggioramento della situazione, invece di intervenire sulle cause del deficit di personale, nonostante i piani ufficialmente dichiarati per lo sviluppo dell’istruzione.
Secondo il direttore della scuola moscovita numero 109, Evgenij Jamburg, la carenza di docenti è legata soprattutto all’elevato carico di lavoro e ai bassi livelli retributivi. Il ricorso agli studenti non riduce però la pressione sugli insegnanti già in servizio: molti lavorano su due o tre cattedre e devono inoltre seguire i nuovi arrivati, correggerne gli errori e svolgere attività di tutoraggio.
All’inizio dell’anno 2026-2027 il divario tra le regioni si allarga
Con l’avvicinarsi dell’anno scolastico 2026-2027, il problema si è manifestato in modo diverso a seconda delle regioni. In Tatarstan, all’inizio dell’anno, il fabbisogno di insegnanti superava le 2 mila unità. Nella regione dell’Amur, per coprire le posizioni disponibili, è stato previsto il coinvolgimento di 150 studenti.
La distribuzione del personale è aggravata dal forte divario salariale. A Mosca un docente può partire da 180-190 mila rubli, mentre nelle province le retribuzioni sono sensibilmente più basse. Le condizioni meno attrattive accelerano l’esodo degli insegnanti qualificati dalle aree periferiche e consolidano uno squilibrio territoriale che le scuole cercano di tamponare con studenti ancora in formazione.
Il meccanismo consente di tenere aperte le classi e di sostenere temporaneamente il funzionamento degli istituti, ma non risolve la mancanza di docenti diplomati. Gli studenti, chiamati a conciliare fino a 40 ore settimanali di lezione con gli studi e con il carico burocratico della scuola, sono esposti a un rapido esaurimento professionale. Una parte di loro abbandona poi l’insegnamento subito dopo aver conseguito il diploma.
Entro il 2030 il fabbisogno ufficiale sale a 96 mila persone
Le stime del ministero dell’Istruzione russo indicano che entro il 2030 serviranno 96 mila nuovi operatori pedagogici, di cui 40 mila insegnanti per le scuole. Il deficit è aggravato dalle conseguenze della guerra russa contro l’Ucraina: una quota significativa della forza lavoro viene sottratta al settore civile, mentre risorse e persone sono indirizzate verso le esigenze militari invece che verso la soluzione delle carenze nella scuola.
La crisi è stata ulteriormente approfondita dalla riorganizzazione degli istituti pedagogici. La perdita di specializzazioni professionali e di una solida base metodologica ha indebolito la preparazione dei futuri insegnanti, proprio mentre le regioni hanno bisogno di personale capace di entrare rapidamente e stabilmente nelle classi. In questo contesto, la sostituzione di specialisti diplomati con studenti non ancora formati incide direttamente sul livello dell’insegnamento e lascia lacune nella preparazione degli alunni.
La scelta produce quindi una scuola costretta a un continuo rattoppo delle carenze di organico. Gli insegnanti esperti non vengono sollevati dal sovraccarico, gli studenti devono assumere responsabilità per le quali non hanno ancora completato la preparazione e le differenze tra Mosca e le regioni meno remunerative continuano a spingere il personale verso i centri più ricchi.
Fino al 2032 l’esperimento viene prolungato
Il prolungamento fino al 2032 dell’esperimento che consente di impiegare gli studenti nell’insegnamento conferma la scelta di utilizzare gli iscritti agli ultimi anni degli istituti pedagogici come soluzione strutturale alla carenza. La misura permette di mantenere formalmente il livello delle cattedre vacanti intorno al 2%, ma non riflette il fabbisogno reale di insegnanti qualificati.
Secondo la valutazione degli esperti dell’Accademia russa per l’economia nazionale e la pubblica amministrazione, se il calcolo fosse effettuato sulla base di un carico di lavoro normale per i docenti, la carenza arriverebbe a circa 250 mila operatori pedagogici. La proroga dell’esperimento, in un quadro di crescente deficit di bilancio, indica dunque l’incapacità delle autorità di superare la crisi con normali strumenti salariali, sociali e di mercato.
La posizione raggiunta è questa: oltre 40 mila studenti coprono già l’insegnamento ordinario e altri 11 mila lavorano nelle attività aggiuntive, mentre il sistema russo rinvia al 2032 una soluzione che continua a sostituire l’assunzione di docenti formati con una risposta provvisoria e fragile.