Nel corso del 2026, l’aumento della pressione fiscale deciso dalle autorità russe e la politica monetaria restrittiva della Banca centrale hanno ridotto lo spazio finanziario delle imprese. L’aliquota ordinaria dell’Iva è stata portata al 22 per cento e la soglia per l’esenzione dall’imposta nel regime semplificato è scesa da 60 a 20 milioni di rubli. In parallelo, i tassi elevati, adottati per contenere l’inflazione alimentata anche dalla spesa su larga scala per la guerra di aggressione contro l’Ucraina, hanno reso il credito di fatto inaccessibile a una parte significativa del sistema produttivo.
Le aziende hanno così perso la possibilità di coprire i temporanei squilibri di cassa attraverso prestiti a breve termine e scoperti bancari. Le risorse disponibili sono state assorbite dal pagamento delle imposte e dagli altri obblighi correnti, mentre in numerosi casi i datori di lavoro hanno cominciato a rinviare il pagamento degli stipendi, trasferendo sui dipendenti il peso della crisi di liquidità.
Alla fine di maggio 2026 il debito raggiunge 2,96 miliardi di rubli
Alla fine di maggio 2026, secondo i dati dell’istituto statistico russo Rosstat, gli arretrati salariali avevano raggiunto 2,96 miliardi di rubli. Il valore era superiore del 2,8 per cento a quello di aprile e del 78 per cento a quello dello stesso periodo dell’anno precedente. La quota più consistente riguardava l’edilizia, con il 43,1 per cento del totale, e l’industria manifatturiera, con il 27,7 per cento.
La composizione temporale del debito indicava già allora un deterioramento rapido. 872,4 milioni di rubli, pari al 42,8 per cento dell’intera somma, si erano formati nel solo 2026; altri 859,4 milioni, il 42,1 per cento, risalivano al 2025. Gli arretrati maturati nel 2024 e negli anni precedenti ammontavano invece a 307,1 milioni di rubli, il 15,1 per cento.
Il dato si inseriva in un quadro più ampio di peggioramento del mercato del lavoro. I dipendenti del settore pubblico segnalavano il taglio dei premi e una riduzione dei redditi effettivi, mentre nella maggior parte dei comparti la crescita reale delle retribuzioni si era di fatto fermata. Gli arretrati, pur rappresentando una quota ancora limitata rispetto alle dimensioni dell’economia russa, colpivano migliaia di lavoratori e le loro famiglie: il rinvio degli stipendi rende più difficile pagare puntualmente mutui, utenze e rate dei prestiti.
Tra giugno e luglio la cifra scende, ma il confronto annuale peggiora
Nel giugno 2026 l’ammontare complessivo degli arretrati è sceso a 2,07 miliardi di rubli. La diminuzione mensile non ha però segnato un miglioramento della situazione: su base annua il volume degli stipendi non pagati era quasi raddoppiato. Anche il dato di luglio ha confermato la gravità della tendenza.
A luglio 2026 il debito salariale arretrato risultava pari a 2,04 miliardi di rubli, il doppio del livello dell’anno precedente. Rispetto a luglio 2025, l’aumento era di 995 milioni di rubli. La crescita annuale ha evidenziato le difficoltà finanziarie sempre più profonde delle imprese, alle prese con il costo elevato dei finanziamenti e con la carenza di capitale circolante necessario a rispettare gli impegni verso i lavoratori.
Le conseguenze si sono riflesse direttamente sui bilanci familiari. In assenza di entrate regolari, alcune persone hanno dovuto rinviare il pagamento di bollette e debiti oppure ricorrere alle organizzazioni di microfinanza, aumentando ulteriormente la propria esposizione. La riduzione del denaro disponibile ha inoltre spinto le famiglie verso una gestione più rigida delle spese, con effetti sul consumo, sul commercio al dettaglio e sulla domanda interna.
Il 27 agosto emergono le ricadute regionali e produttive
Il 27 agosto 2026 i media hanno rilanciato i dati di Rosstat e la dimensione regionale del fenomeno. Nel distretto federale meridionale, oltre il 90 per cento degli arretrati salariali risultava concentrato nel territorio di Krasnodar, uno dei centri della crisi dei carburanti legata anche alla necessità di rifornire la Crimea.
Dietro la motivazione formale della mancanza di fondi da parte dei datori di lavoro si sono accumulate difficoltà infrastrutturali ed economiche collegate alla cosiddetta “operazione militare speciale” del Cremlino: gli attacchi contro gli impianti di raffinazione, le conseguenze ambientali e il ricorso più ampio alla gestione d’emergenza hanno aggravato le condizioni dell’economia regionale. Nel territorio di Krasnodar, questi fattori hanno alimentato una catena di problemi nella produzione e nella distribuzione dei carburanti, di cui l’aumento degli stipendi non pagati è diventato uno degli effetti più visibili.
La situazione è stata documentata anche da una segnalazione pubblicata sul canale Russica e dai dati riportati da Kommersant. La concentrazione del debito nell’edilizia e nella manifattura mostra quanto il credito costoso e la riduzione della liquidità abbiano colpito soprattutto i settori che dipendono da finanziamenti continui e da una disponibilità stabile di capitale operativo.
L’aumento degli arretrati può precedere, nelle singole imprese, il taglio del personale o la cessazione dell’attività. Per questo la crescita registrata nel 2026 segnala un passaggio dalla semplice difficoltà temporanea di pagamento a una pressione più ampia sull’occupazione: prima attraverso la disoccupazione nascosta, poi con la possibile riduzione effettiva dei posti di lavoro. Il debito salariale diventa così anche una forma di finanziamento involontario delle aziende da parte dei propri dipendenti, con il rischio di ulteriori licenziamenti, fallimenti e riduzioni dei redditi reali.
La posizione attuale è quindi quella di un sistema produttivo russo ancora capace di ridurre nominalmente gli arretrati tra maggio e luglio, ma con un livello annuale quasi raddoppiato, risorse più scarse e il peso della crisi trasferito sempre più sui lavoratori e sulle loro famiglie.