Israele si prepara per le elezioni mentre l’attacco di Hamas continua a influenzare il panorama politico
Il 27 ottobre si svolgeranno in Israele le elezioni per un nuovo parlamento, che a sua volta nominerà un governo. Queste sono le prime elezioni dopo l’attacco dell’8 ottobre 2023, che ha provocato oltre 1.200 morti, principalmente civili, e il rapimento di 251 persone portate nella Striscia di Gaza. Questo attacco rimane il più grave nella storia israeliana e continua a influenzare profondamente la campagna elettorale, riporta Attuale.
Il ruolo del 7 ottobre è ancora determinante per le scelte degli elettori. Un recente sondaggio mostra che il 68% degli ebrei israeliani considera centrale la questione nell’indirizzare il proprio voto, mentre la percentuale scende al 32% tra gli arabi israeliani.
La strage del 7 ottobre ha rappresentato un fallimento colossale per i servizi di sicurezza israeliani, poiché i miliziani di Hamas hanno potuto attaccare per ore prima dell’intervento dell’esercito. Da quel giorno, la società israeliana è stata in un costante dibattito sul tema delle responsabilità, sia per l’incapacità del governo di prevenire un attacco così esteso, sia per la scarsa reattività dei soccorsi.
I partiti dell’opposizione hanno etichettato il governo di Benjamin Netanyahu come “il governo del massacro”, accusandolo di non aver colto segnali evidenti di un imminente attacco. In caso di vittoria, hanno promesso di istituire un’indagine indipendente per accertare le responsabilità. La questione è stata dibattuta sin dal 2023 e ha trovato supporto anche da parte della procuratrice generale, una figura centrale nel sistema giudiziario israeliano. Tuttavia, Netanyahu ha cercato di evitare l’istituzione di tale commissione con diverse manovre politiche.
La critica dell’opposizione si estende a vari partiti, tra cui Yashar, fondato dall’ex generale Gadi Eisenkot, ritenuto un avversario temibile per Netanyahu; l’alleanza di centrodestra Beyachad; e Yisrael Beytenu, il partito di destra laica fondato da Avigdor Lieberman.
Malgrado le critiche, nessuno nei principali partiti di opposizione ha messo in discussione le operazioni militari avviate da Israele negli anni successivi al 7 ottobre. L’ex generale Yair Golan ha fatto eccezione, affermando nel 2025: “Un paese sano non uccide bambini per hobby,” ma è stato costretto a ritrattare in seguito a reazioni negative.
Durante la campagna, Netanyahu ha cercato di spostare la responsabilità sull’intelligence, sostenendo che i capi dello Shin Bet avrebbero trascurato di avvisarlo riguardo all’attacco, per evitare di difendere il proprio operato, provocando così denunce di diffamazione da parte dell’ex capo del servizio di sicurezza.
Numerosi elementi suggeriscono che Netanyahu possa essere responsabile per l’impreparazione di Israele il 7 ottobre. Secondo rapporti, era stato avvertito da Emirati Arabi e dal servizio di intelligence egiziano riguardo a un attacco imminente ma non aveva condiviso queste informazioni con i servizi competenti.
Un tema di grande preoccupazione riguarda gli ostaggi catturati da Hamas quel giorno. Le famiglie degli ostaggi hanno organizzato manifestazioni chiedendo negoziati con il gruppo militante per il loro ritorno. L’opposizione ha anche accusato Netanyahu di ritardare tali negoziati per motivi politici, in particolare per mantenere il sostegno dei partiti di estrema destra. Molti ostaggi sono rimasti in prigionia per lunghi periodi.
Tra i candidati alle elezioni ci sono diverse persone direttamente colpite dagli eventi del 7 ottobre. Rafi Ben-Shitrit, ad esempio, ha perso il figlio e fa parte dell’Ottobre Council, un’associazione di famiglie di vittime. Sharon Sharabi, il cui fratello è deceduto in prigionia, ha dichiarato di non poter lasciare il paese in mano a persone mediocri.
Il governo di Netanyahu presenta anch’esso dei candidati, come Talik Gvili, madre di un poliziotto ucciso durante l’attacco di Hamas.
La memoria del 7 ottobre è stata usata politicamente per escludere Sami Abu Shehadeh, candidato del partito arabo Balad, dalla campagna elettorale a causa delle sue dichiarazioni che negavano la sorpresa riguardo all’attacco. La Commissione elettorale israeliana ha agito in base a leggi che vietano la candidatura a chi nega l’esistenza di Israele come stato ebraico, e in questo caso, il supporto della Corte Suprema per la decisione di esclusione è emerso, segnando così un’ulteriore restrizione per i partiti arabi.