Violazioni del cessate il fuoco in Siria: tensioni crescenti nel nord-est
Milizie alleate con il presidente siriano Ahmed al Sharaa hanno violato il cessate il fuoco di quattro giorni, entrato in vigore martedì nel nord-est della Siria, un’area controllata dai curdi, riporta Attuale. L’accordo era fragile e temporaneo, negoziato in attesa di uno più stabile, dopo che quello di domenica era stato interrotto dai combattimenti.
La situazione sul campo è confusa. I combattenti curdi delle Forze democratiche siriane (SDF) hanno segnalato attacchi da parte di gruppi armati non meglio identificati alla prigione di Al Aqtan a Raqqa, così come nelle città di Zarkan e Tal Baroud. I report sull’accaduto sono stati confermati anche dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con base nel Regno Unito, che ha documentato saccheggi in alcune basi militari abbandonate dai curdi in ritirata, con armi e munizioni rubate. Fino ad ora, il governo siriano non ha rilasciato commenti ufficiali.
Raqqa, che fino al 2017 era considerata la capitale dello Stato Islamico in Siria, ospita combattenti dell’ISIS e loro familiari in una prigione che è cruciale per la stabilità della regione, poiché la loro liberazione potrebbe generare una grave instabilità. Finora, le prigioni del nord-est siriano, inclusi il campo di Al Hol e la prigione di Al Shaddadi, erano sotto il controllo dei curdi. Tuttavia, secondo l’accordo raggiunto domenica, dovrebbero teoricamente passare sotto il controllo dell’esercito siriano. Il governo di al Sharaa ha accusato i curdi di voler utilizzare le prigioni come strumento di negoziazione, abbandonandole senza un passaggio di consegne sicuro, mentre le SDF accusano il governo di attaccare le strutture carcerarie.
L’accordo di domenica rappresentava effettivamente una resa per i curdi, che hanno accettato di cedere gran parte dei territori controllati da anni, comprese le province a maggioranza araba ricche di petrolio come Raqqa, integrandosi nell’esercito siriano come semplici individui, piuttosto che come corpo a sé stante. In cambio, hanno ottenuto alcuni riconoscimenti culturali e sociali, come il passaporto, che era stato negato loro per decenni dal regime di Assad.
Con la trasformazione del regime in Siria e il passaggio al governo di Al Sharaa, i curdi hanno perso il sostegno degli Stati Uniti, che li avevano considerati alleati nella lotta contro il terrorismo islamista nella regione. Tom Barrack, inviato speciale degli Stati Uniti in Siria, ha affermato che il ruolo delle SDF come principale forza anti-ISIS è «scaduto» e ha sottolineato che ora spetta al governo di al Sharaa assumere il controllo di quelle regioni.