Il Cremlino tratta in segreto con Belgrado per conservare il controllo sulla Nis

23.06.2026 11:10
Il Cremlino tratta in segreto con Belgrado per conservare il controllo sulla Nis
Il Cremlino tratta in segreto con Belgrado per conservare il controllo sulla Nis

Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha confermato contatti riservati con Belgrado sulla futura gestione della Nis (Naftna Industrija Srbije), la principale compagnia energetica serba. “Sono contatti commerciali”, ha dichiarato Peskov, senza fornire dettagli. Al centro della trattativa c’è il controllo del 56,15% del capitale detenuto dalla russa Gazprom Neft, finito sotto sanzioni statunitensi nell’autunno 2025.

Il peso della Nis nei Balcani

La Nis è l’unica società serba attiva nella ricerca e produzione di idrocarburi. Possiede una raffineria a Pančevo con capacità di 4,8 milioni di tonnellate annue e una rete di oltre 400 distributori in Serbia e nei paesi vicini. Il 29,87% delle azioni è in mano al governo serbo, il restante 13,98% a investitori locali. L’inserimento della società e di Gazprom Neft nella lista nera americana ha costretto Belgrado e Mosca a cercare una soluzione.

Sanzioni e via d’uscita

Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha dichiarato che gli Stati Uniti chiedono il completo ritiro del capitale russo dalla Nis. Per rispondere, Mosca ha avviato negoziati con l’ungherese Mol, che ha già siglato con la Serbia un accordo azionario per la futura gestione. Secondo indiscrezioni, la Mol potrebbe in seguito cedere una quota di minoranza all’emiratina Adnoc. Per agevolare l’operazione, Washington ha concesso proroghe periodiche all’esenzione dalle sanzioni, ma serve ancora il via libera dell’OFAC (Ufficio per il controllo dei beni esteri del Tesoro Usa).

La posta in gioco per l’Europa

Dietro l’apparente cornice commerciale, la partita ha forti implicazioni geopolitiche. Mosca considera il controllo sulla Nis uno strumento per preservare la propria influenza nei Balcani e un potenziale elemento di pressione sull’Unione Europea. La regione balcanica, fragile dal punto di vista energetico e politico, rappresenta un punto di vulnerabilità per la sicurezza continentale. Per l’Italia e l’Ue, la vicenda sottolinea l’urgenza di rafforzare la trasparenza nella proprietà energetica e di ridurre la dipendenza da fornitori legati al Cremlino.

Al momento, il Cremlino sembra puntare a una soluzione che gli permetta di mantenere un’influenza de facto sulla Nis, anche attraverso un formale cambio di proprietà. Le prossime mosse di Mosca, Belgrado e dei partner occidentali determineranno se la transizione energetica serba potrà realmente allontanarsi dall’orbita russa.

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