Ferrara, 23 giugno 2026 – Davanti alla prua della barca, una barchetta a fondo piatto che scivola anche nelle secche, c’è l’incubo francese. Aria calda, rovente che calerà dalle Alpi e porterà a 40 gradi – un forno – la temperatura del catino, la pianura padana. Va giù e ancora più giù il grande fiume, la barca di Andrea Poggioli, 40 anni, uomo del Po, pescatore di siluri e cefali a tempo perso, lascia una scia stanca, bolle nella fanghiglia delle secche. In una manciata di giorni da mille metri cubi al secondo è sceso a seicento, poi quattrocento, l’altro giorno a meno di trecento. E adesso?, riporta Attuale.
Il Po scende di 20 centimetri al giorno
“Secondo le statistiche scende di quasi 20 centimetri ogni giorno, mi sembra tanto, troppo. Lo spettro della grande siccità del 2022 è dietro l’angolo”. Sopra la testa, alzi lo sguardo, c’è il ponte della Statale 16, una linea di asfalto che unisce due province e due regioni, Rovigo e Ferrara, Veneto ed Emilia Romagna. Poggioli, i cefali che saltano al passaggio della barca, indica quell’ammasso contorto, sembrano braccia nell’acqua ormai stagnante sotto le arcate. “È il vecchio ponte, quello che venne bombardato. Il ponte vecchio della guerra, ormai è mezzo fuori dall’acqua”.
Una trappola per le barche
Per chi conosce poco il Po può essere un pericolo, come un pericolo sono i sassi emersi sotto l’altro grande ponte, il rumore del treno che rompe l’aria sferragliando. Schiene di sassi emersi, l’abbaglio che tradisce, una trappola per le barche. «Sì, forse non va giù di 20 centimetri al giorno, ma sta tanto male questo nostro gigante». Poggioli, gli occhiali da sole, la mano sicura sul timone, il motore che fila, la forza della benzina. Famiglia che ha il Po come prima e seconda casa. Suo padre Giuliano, 70 anni, i baffoni, al timone di un ’legno’, saluta e sparisce all’orizzonte. Il figlio Ludovico, 15 anni, che si alza all’alba per andare a caccia di siluri. Quattro gocce di pioggia ieri mattina, evaporate sotto quel sole implacabile già alle 8,30 del mattino, una pentola che bolle quell’autostrada d’acqua.
La superficie è uno specchio che acceca
“Ci sono già 32 gradi”, la superficie uno specchio che acceca, i riflessi della luce che brillano sullo scafo. Non siamo ancora al record assoluto, misurato nel luglio del 2022, ma è già molto al di sotto della quota, l’acqua salata avanza, dal Delta del Po – dove le irrigazioni sono vietate per evitare di buttare sale sulle colture, un veleno – fino a Berra e ancora più avanti. «Abbiamo pescato i granchi blu a Pontelagoscuro, a novanta chilometri dalla costa», racconta Poggioli. Chiusa da un banco di sabbia la conca di navigazione e il canale Boicelli, la porta d’acqua per la città di Ferrara. «Mio padre lì si è incagliato con la barca».
Il Po tra Stienta e Ficarolo ridotto a un braccio
Ridotto a un braccio, un canyon incassato tra le sponde, il Po tra Stienta e Ficarolo, davanti a Bondeno che si affaccia sulla sponda di Ferrara. «In quel punto, riesci ad attraversare da una parte all’altra». È emerso il vecchio attracco delle barche, una struttura in pietra consumata e corrosa. Ed è venuta alla luce anche Patrizia, la vecchia imbarcazione che portava mais e grano. Come una balena spiaggiata lungo l’argine, all’ombra degli alberi inclinati.
L’acqua scende e la sponda non regge più
«L’acqua scende, la sponda non regge più, anche le piante cedono». Secche e buche anche di venti metri di profondità. «Il fiume è così, in un punto hai l’acqua alle ginocchia, poi ti trovi all’improvviso senza fondo sotto i piedi. Ci sono ragazzini che fanno i tuffi, giocano con la loro vita. Nemmeno noi ’anziani’ sfidiamo così il fiume».
Così rovente a giugno mai
Così rovente, a giugno, mai. Scava nel passato, nella memoria che sembra perdersi in quella sacca d’afa. «Sì, forse sette anni fa. Ma comunque non era questo lo scenario, non era così drammatico». L’acqua se ne va, come in uno scolapasta, in caduta libera. La grande siccità del 2022. Record assoluto. Era luglio, in quel canalone appena 114 metri cubi al secondo. I razionamenti per irrigare, l’incubo di non riuscire ad attingere acqua da portare nelle case. Vira lungo la sponda Poggioli. Appaiono sassi e mattoni, fino a qualche giorno fa sommersi. «Erano le postazioni contraeree. Mio padre anni fa trovò una mina, aveva i manici. Sembrava una pentola». Un mondo dimenticato che il fiume restituisce, veloce agonia che Poggioli attraversa con la sua barca, nelle anse odore di acqua morta.