Dieci anni dalla vittoria del referendum britannico su Brexit: un percorso di divisione e cambiamenti politici

23.06.2026 11:05
Dieci anni dalla vittoria del referendum britannico su Brexit: un percorso di divisione e cambiamenti politici

Brexit: Riflessioni a Dieci Anni dal Referendum

Il 23 giugno 2026 segna il decimo anniversario del referendum sulla Brexit, in cui l’opzione per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea si è imposta con un margine minimo del 52% contro il 48%. Da allora, le trattative prolungate e l’instabilità della politica britannica hanno segnato profondamente non solo il Regno Unito, ma anche l’Europa, che ha perso uno dei suoi membri più influenti e la sua principale potenza militare. La Brexit ha rappresentato un punto di svolta nei rapporti tra Europa e Regno Unito, avviando una serie di eventi che hanno visto emergere nei successivi anni un crescente scetticismo verso le istituzioni tradizionali, con Donald Trump eletto presidente degli Stati Uniti pochi mesi dopo il referendum, Marine Le Pen al ballottaggio nel 2017 in Francia e il Movimento 5 Stelle che è diventato il partito dominante in Italia nel 2018, riporta Attuale.

L’esito del referendum ha generato un trauma collettivo non solo nel Regno Unito, ma anche negli altri paesi dell’Unione Europea, ponendo sotto una nuova luce le tensioni interne e le divisioni sull’integrazione europea. Diversamente da quanto si potrebbe pensare, vittoria del Leave non era un evento isolato, ma il culmine di una tendenza politica già in atto nel paese.

Questo referendum non è stato il primo sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea; un precedente risale al 1975, quando il 67% degli elettori scelse di restare. Quell’evento è significativo perché dimostra come le questioni legate all’integrazione europea hanno sempre suscitato dibattiti accesi nel Regno Unito. L’opzione di uscire dall’Unione fu sostenuta da circa 8 milioni di persone, segnalando l’esistenza di una contro-narrativa già da allora.

Il referendum del 1975, indetto da un governo laburista, rifletteva le divisioni interne al partito, con una parte del Labour che sosteneva l’uscita per ottenere migliori condizioni, mentre i Conservatori si schierarono per rimanere. Negli anni del Brexit, le dinamiche tra i due schieramenti si sono completamente invertite.

Il Regno Unito è entrato in Europa con riluttanza, dopo che Charles de Gaulle bloccò per due volte la sua adesione negli anni ’60. Questo solleva interrogativi sulla natura del cosiddetto eccezionalismo britannico, che ha sempre impedito una piena integrazione. Già durante la decolonizzazione, la perdita di influenza globale ha portato a riemergere sentimenti nostalgici per l’impero, i quali sono stati spesso utilizzati dai politici per alimentare un’agenda nazionalista.

Enoch Powell, figura controversa, collegò la decadenza del Regno Unito all’immigrazione, un tema che ha continuato a polarizzare il dibattito pubblico britannico. L’arrivo massiccio di migranti dall’Europa orientale, a seguito dell’allargamento dell’Unione Europea nel 2004, ha accentuato le preoccupazioni sulla sovranità e sull’immigrazione, creando un terreno fertile per il populismo.

Il partito di Nigel Farage, l’UKIP, ha capitalizzato sulla demonizzazione dell’immigrazione, guadagnando consensi ogni volta che si votava. Le elezioni europee hanno rappresentato un trampolino di lancio per il referendum, poiché l’elettorato britannico si mostrava incline a votare contro l’establishment tradizionale.

La promessa di David Cameron, leader conservatore, di indire un referendum sulla Brexit nel 2013 ha portato alla campagna referendaria, che, in effetti, non venne presa sul serio dai sostenitori del Remain. L’atteggiamento tiepido di Cameron nei confronti del referendum si è riverberato durante la campagna elettorale, dove le divisioni interne nel suo partito hanno suscitato continue incertezze.

Farage, insieme a Boris Johnson, ha giocato un ruolo cruciale nel legittimare la campagna per il Leave. La loro coesione politica ha dato una visibilità mai avuta prima a questa opzione, mentre la campagna del Remain ha dato sfogo a oltre un decennio di sentimenti anti-europeisti, unendo due schieramenti diversi in un contesto di crescente polarizzazione. Durante questo periodo, si sono anche registrati tentativi di interferenze russe per influenzare l’esito del referendum, un aspetto che ha ulteriormente complicato il dibattito attorno alla Brexit.

In questo contesto di incertezze e tensioni, la Brexit ha segnato un’importante rottura nei rapporti tra il Regno Unito e l’Unione Europea, sottolineando come le dinamiche politiche ed economiche continuino a evolversi in modi difficili da prevedere.

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