Il debito pubblico italiano rischia di scoppiare

24.04.2024
Il debito pubblico italiano rischia di scoppiare
Il debito pubblico italiano rischia di scoppiare

L’avvertimento della Commissione europea al governo. Bruxelles punta il dito, tra le altre cose, su superbonus e autonomia differenziata: “Servono politiche di bilancio prudenti”

Il debito pubblico italiano rischia di scoppiare, arrivando al 148% nel 2029 e addirittura al 164% nel 2034, a un livello addirittura maggiore di quello toccato con la pandemia. Pesano le previsioni su una crescita che sarà più debole, ma anche il fatto che “negli ultimi anni sono state varate misure con un impatto permanente sulle finanze pubbliche”, come avvenuto anche con l’ultima manovra del governo. C’è il Superbonus, ma preoccupano anche, in prospettiva, misure come l’autonomia differenziata e il concordato preventivo per le partite Iva. Ecco perché in Itala “sono necessarie ulteriori azioni per ridurre” il deficit annuale e il debito pubblico. È il quadro delineato dalla Commissione europea nella sua revisione approfondita dei conti italiani. Un’analisi che è la base delle raccomandazioni che Bruxelles pubblicherà in estate e che, insieme alla probabile apertura di una procedura per disavanzi eccessivi, potrebbero mettere il governo di fronte alla necessità di tagliare, e di molto, la spesa per i prossimi anni.

Il fardello del debito pubblico

“L’Italia continua a far fronte alle vulnerabilità legate all’elevato debito pubblico, abbinato a consistenti deficit di bilancio e a una debole crescita della produttività in un contesto di fragilità del mercato del lavoro e di alcune debolezze residue nel settore finanziario”, è la sintesi del documento elaborato dagli esperti della Commissione europea. “L’analisi della sostenibilità del debito per l’Italia mostra che, nello scenario di base, il rapporto debito pubblico/Pil dovrebbe rimanere a un livello elevato nel medio termine, aumentando a circa il 148% nel 2029 e a circa il 164% nel 2034”, scrive ancora Bruxelles. 

A pesare ci sono diversi fattori: nell’immediato c’è una crescita che non è sufficiente a compensare l’alto deficit. Ma di fondo ci sono le debolezze strutturali dell’economia italiana che permangono. Le misure varate dai governi negli ultimi anni non hanno migliorato la situazione, anzi: molte hanno avuto “un impatto permanente sulle finanze pubbliche, tra cui i piani di pensionamento anticipato, la riforma del sistema fiscale e previdenziale e la riduzione dei contributi sociali nelle regioni più povere”. La Commissione punta il dito anche sull’eredità del Superbonus. Ma non si limita al passato.

I rischi della manovra del governo

Bruxelles, infatti, segnala che “il bilancio per il 2024 prevede diverse misure fiscali nuove e ampliate, la maggior parte delle quali con effetto permanente”. Inoltre, “si prevede che diverse tendenze strutturali peseranno sulla spesa nei prossimi anni”. Tra queste, l’aumento della spesa per i salari pubblici, le pensioni (anche in considerazione della loro indicizzazione all’inflazione e dell’invecchiamento della popolazione), i servizi sanitari e i costi di finanziamento.

Inoltre, “a seconda della formulazione finale e della sua attuazione, la riforma dell’autonomia differenziata regionale, attualmente in discussione in Parlamento, rischia di compromettere la capacità del governo di tenere sotto controllo la spesa pubblica nazionale”. Rischi per la stabilità dei conti derivano anche dal concordato preventivo per le partite Iva, che potrebbe comportare problemi di “compliance fiscale”, ossia evasione o elusione delle tasse.

L’analisi di Bruxelles si concentra anche sul mercato del lavoro, segnalando come i salari degli italiani siano cresciuti meno che nel resto dell’Ue. E avverte sul fatto che le “banche italiane sono ancora notevolmente esposte al rischio di credito sovrano e all’andamento dei prestiti garantiti dallo Stato nei loro bilanci”. Rischi che potrebbero ripercuotersi al di là dell’Italia.

Tutte queste vulnerabilità, secondo la Commissione, dovranno spingere il governo a “perseguire politiche di bilancio prudenti con adeguati avanzi primari”, sfruttando al meglio gli investimenti legati al Pnrr. Una netta inversione di rotta rispetto a quanto fatto finora. 

Fonte: Today

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