L’Ue punta sulla fusione nucleare: cos’è e il ruolo dell’Italia

24.04.2024
L'Ue punta sulla fusione nucleare: cos'è e il ruolo dell'Italia
L'Ue punta sulla fusione nucleare: cos'è e il ruolo dell'Italia

La Commissione europea ha annunciato una strategia per creare le centrali atomiche 2.0: poche scorie, più sicure e più sostenibili degli attuali reattori. Ma la strada per trasformare i sogni in realtà è ancora in salita

Bruxelles lancerà una strategia per la fusione nucleare, tecnologia considerata più sicura e meno inquinante delle classiche centrali atomiche. Lo ha annunciato la commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson. 

Simson ha sottolineato l’urgenza di affrontare questa nuova frontiera energetica, sottolineando che “si tratta di una nuova fonte di energia priva di carbonio, con il potenziale per diventare una parte potente del futuro mix energetico dell’Ue”. Secondo la commissaria, l’Ue potrebbe avere un ruolo focale nella fusione nucleare: per farlo, serve però prima di tutto sviluppare un quadro normativo chiaro per promuovere la ricerca e garantire la sicurezza degli impianti. Servono chiaramente risorse, e tante, che andranno individuate nel prossimo bilancio Ue. La commissaria ha anche ribadito l’impegno dell’Unione nel sostenere “la ricerca, l’istruzione e le attività di formazione sulla fusione attraverso il programma di ricerca e formazione Euratom”.

Cos’è la fusione nucleare

La fusione è il processo che alimenta le stelle, come il nostro Sole, e promette, nel lungo termine, di essere una fonte di elettricità quasi illimitata, utilizzando piccole quantità di combustibile reperibili ovunque sulla terra, da materie prime poco costose. Il processo di fusione unisce, fino a fondersi ad altissima temperatura, nuclei di elementi leggeri come l’idrogeno, che si trasformano in elio, rilasciando una quantità enorme di energia sotto forma di calore. La fusione è intrinsecamente sicura perché per sua natura non può innescare processi incontrollati. Questa è una delle principali differenza rispetto alla fissione nucleare (quella che sta alla base del funzionamento di tutti i reattori attualmente utilizzati per la produzione di energia).

Ma c’è anche un altro elemento, la sostenibilità ambientale: il processo di fusione, infatti, produrrebbe pochissimi rifiuti e molto meno radioattivi di quelli di una centrale nucleare convenzionale. La fusione inoltre non genera gas serra. In termini di resa, a parità di quantità, la fusione potrebbe generare circa 4 milioni di volte più energia rispetto a quella prodotta bruciando carbone, petrolio o gas. Ma tra il dire e il fare, c’è di mezzo la ricerca. A oggi, la fusione nucleare è ancora un sogno ambizioso, ma potrebbero servire diversi lustri prima che la scienza riesca a garantire la fattibilità di questa tecnologia. Da qui la necessità dell’Ue di spingere sugli studi.

Il ruolo dell’Italia

Tra i progetti di ricerca più avanzati nel campo della fusione nucleare c’è Iter, per il quale Bruxelles ha stanziato 5,6 miliardi. Il progetto è frutto della cooperazione internazionale dell’Ue con Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Russia e Usa, e mira a dimostrare la “fattibilità scientifica e tecnologica” della fusione come futura fonte di energia. Tra i primi risultati del progetto c’è stato l’avvio di JT-60SA, un impianto inaugurato lo scorso dicembre che dovrebbe sviluppare i processi alla base del funzionamento delle future centrali. L’Italia è tra i Paesi in prima linea. C’è l’Enea, che fa parte di EUROfusion. Ma c’è anche l’Eni, che prevede di realizzare la prima centrale nucleare a fusione industriale nei primi anni Trenta grazie alla partecipazione al progetto Commonwealth Fusion System (Cfs), spinoff del Mit di Boston.

Fonte: Today

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