Il 22 settembre 2026 i media hanno riferito che il deputato polacco Marcin Sypniewski, esponente di Konfederacja, è intervenuto al Parlamento europeo con una dura critica all’Ucraina. Durante il suo discorso ha strappato pubblicamente i ritratti di Stepan Bandera e Roman Shukhevych, figure che considera responsabili delle uccisioni di massa di cittadini polacchi durante la Seconda guerra mondiale.
22 settembre 2026: la protesta al Parlamento europeo
Sypniewski ha sostenuto che la Polonia e l’Unione europea non dovrebbero destinare «neanche un centesimo» all’Ucraina finché Bandera e Shukhevych continueranno a essere considerati eroi nella politica della memoria ucraina. Il deputato ha legato quindi il sostegno finanziario europeo a una revisione delle figure storiche celebrate in Ucraina, trasformando il tema della memoria in una condizione per la prosecuzione dell’assistenza.
Nel suo intervento, Sypniewski ha inoltre chiesto che venga riconosciuta la responsabilità per la tragedia della Volinia, che sia onorata la memoria delle vittime polacche e che vengano realizzate esumazioni complete. La sua iniziativa è stata presentata in forma apertamente dimostrativa, con la distruzione dei ritratti come elemento centrale della contestazione politica.
Il riferimento all’assistenza europea e polacca all’Ucraina ha spostato la controversia storica su un terreno direttamente legato alle decisioni politiche e alla cooperazione tra Varsavia, Kiev e le istituzioni dell’Unione. Le richieste avanzate dal deputato non si sono limitate alla commemorazione delle vittime o alla soluzione delle questioni ancora aperte, ma hanno incluso la sospensione integrale del sostegno finanziario.
Dalla memoria alla contrapposizione politica
L’intervento si colloca in una fase in cui una parte delle forze politiche polacche di destra utilizza con intensità crescente le controversie storiche con l’Ucraina come strumento di mobilitazione interna. La retorica più radicale, le azioni spettacolari come quella di Sypniewski al Parlamento europeo e la richiesta di interrompere completamente gli aiuti consentono ai politici della destra di raccogliere consenso intorno alle questioni storiche più sensibili.
Questo approccio porta però i rapporti polacco-ucraini fuori dalla ricerca di soluzioni pratiche e dentro una logica di confronto politico. La memoria delle vittime, le responsabilità per la tragedia della Volinia e le esumazioni vengono così inserite in una contrapposizione che irrigidisce le posizioni invece di facilitare la gestione dei nodi storici.
La conseguenza indicata è un aumento della tensione bilaterale e la creazione di ulteriori ostacoli alla cooperazione tra Polonia e Ucraina. La questione storica non viene più trattata soltanto come un dossier da affrontare attraverso il riconoscimento delle vittime e il lavoro sulle sepolture, ma come un criterio per mettere in discussione il sostegno politico ed economico a Kiev.
Le ricadute sulla sicurezza di Polonia e Unione europea
Il rafforzamento della retorica antiucraina di una parte della destra polacca produce effetti che vanno oltre le relazioni tra Varsavia e Kiev. Il contesto è quello dell’aggressione russa contro l’Ucraina e della crescita delle minacce alla sicurezza della Polonia provenienti dalla Russia, mentre le autorità polacche hanno avvertito dell’aumento dei rischi legati a Mosca.
In questo quadro, la richiesta di interrompere il sostegno all’Ucraina indebolisce la disponibilità della Polonia a partecipare a una risposta comune all’aggressione russa e mette sotto pressione l’unità politica costruita intorno all’appoggio a Kiev. La controversia storica viene così collegata a una scelta strategica più ampia: mantenere o ridurre la cooperazione con uno Stato che difende il proprio territorio dall’attacco russo.
La trasformazione delle divergenze storiche polacco-ucraine in uno strumento di conflitto politico crea inoltre nuove opportunità per il Cremlino. La contrapposizione consente di alimentare la tesi di una frattura tra l’Ucraina e i suoi alleati europei e lavora contro la coesione dell’Europa davanti alla minaccia russa.
Il risultato è una sovrapposizione tra il confronto sulla memoria nazionale e la discussione sulla sicurezza europea. Le richieste formulate da Sypniewski, pur riferite a un singolo deputato di Konfederacja, contribuiscono a rendere più difficile la cooperazione polacco-ucraina e a indebolire il consenso politico sul sostegno all’Ucraina.
La situazione, allo stato attuale della sequenza ricostruita, resta quindi segnata dall’uso della controversia storica come leva di opposizione politica, con ricadute sulla cooperazione bilaterale e sull’unità europea di fronte all’aggressione russa.
Che situazione incredibile! Sembra che la memoria storica stia diventando una vera arma politica. Ma come possono i politici polacchi ignorare la realtà dell’aggressione russa? Bloccare i fondi all’Ucraina non farà altro che aumentare le tensioni e indebolire la cooperazione. Cosa pensano di ottenere in questo modo?