Ahmad Vahidi, chiave del potere iraniano, propone accordo a Stati Uniti
Il generale iraniano Ahmad Vahidi, secondo fonti iraniane e israeliane, è l’unico ad avere accesso diretto alla Guida Suprema Mojtaba Khamenei ed è l’autore della proposta di accordo presentata dall’Iran a fine aprile, e respinta dagli Stati Uniti, riporta Attuale.
Khamenei è sopravvissuto al bombardamento israeliano del 28 febbraio, che ha ucciso il suo predecessore, Ali Khamenei, suo padre. Da allora vive in isolamento completo per ragioni di sicurezza: non incontra altri leader iraniani e sta lontano da mezzi di comunicazione elettronici, per ridurre al minimo il rischio di essere intercettato, localizzato o ucciso.
Vahidi è l’eccezione, e se confermato, questo dato indica che Vahidi si trova ora in cima alla catena di comando. Se è l’unico a parlare con la Guida, ogni sua parola equivale a quella di Khamenei. Tuttavia, anche lui vive in condizione di latitanza, adottando misure di sicurezza severe per non essere rintracciato dai servizi di intelligence di Israele e Stati Uniti.
Vahidi era già nella lista dei possibili bersagli prima dell’inizio della guerra. Nel marzo 2025 è diventato comandante dei Guardiani della rivoluzione, il corpo militare più potente dell’Iran, succedendo a Mohammed Pakpour, ucciso il 28 febbraio, e Hossein Salami, ucciso nel giugno del 2025. È considerato dalla magistratura argentina come responsabile di un attentato contro un centro culturale ebraico a Buenos Aires nel 1994, che ha causato oltre 80 vittime.
Nel 1988, Vahidi fondò e divenne il primo comandante dell’unità al Quds dei Guardiani della rivoluzione, specializzata in operazioni all’estero. Ha ricoperto il ruolo di ministro della Difesa durante la presidenza di Mahmoud Ahmadinejad, diventando poi ministro dell’Interno nel 2022, posizione dalla quale ha diretto la repressione delle grandi manifestazioni iniziando da quell’anno. Ha ricoperto ruoli cruciali per la sopravvivenza del regime iraniano pur mantenendo un profilo relativamente basso rispetto ad altri leader.
Il regime iraniano opera su diversi livelli. Esiste uno strato esterno, che mantiene rapporti diplomatici e partecipazioni ai negoziati con gli Stati Uniti, attualmente interrotti, e comprende figure come il presidente del parlamento Mohammad Bagher Qalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Tuttavia, questo strato è fragile e privo di vera decisione.
Al contrario, lo strato interno opera in segretezza ed è formato da generali e dalla Guida Suprema Khamenei. Le decisioni più significative provengono da questo secondo strato e, se formalizzate, porterebbero la firma del generale Vahidi.
La proposta di accordo di fine aprile, preparata da Vahidi, si articolava in tre fasi. La prima prevedeva uno scambio diretto: gli Stati Uniti dovevano interrompere il blocco navale nello stretto di Hormuz, annullare le sanzioni, garantire la non aggressione all’Iran, ivi inclusa Israele, e ritirare le forze dal Golfo. In cambio, l’Iran avrebbe cessato il blocco dello stretto, potendo alleviare una crisi economica globale.
La seconda fase concerneva il futuro dello stretto, con la proposta che l’Iran imponesse un pedaggio alle navi in transito, prima considerata inaccettabile, ora vista come una compensazione per i danni inflitti da Stati Uniti e Israele.
Infine, solo nella terza fase si sarebbe aperto il negoziato sul programma nucleare iraniano, una volta che Washington avesse già perso gran parte dei suoi strumenti di pressione, senza blocco navale, senza presenza militare e con l’impegno a non usare la forza.
Questa proposta riflette la visione di Vahidi degli ultimi due mesi, in cui il generale percepisce l’Iran in una posizione di vantaggio rispetto agli Stati Uniti e accetta il rischio di affrontare un periodo difficile, potuto derivare sia da una ripresa delle ostilità sia da un blocco navale protratto.