Roma, 5 ottobre 2026 – Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha messo ai voti nell’Aula della Camera la fiducia sui primi tre articoli della riforma della legge elettorale. Questa decisione si basa sui testi modificati dal Senato, escludendo quindi l’esame degli emendamenti presentati dalle opposizioni, riporta Attuale.
I primi due articoli definiscono il nuovo sistema elettorale per la Camera e il Senato, rappresentando il ‘cuore’ della riforma. Si introduce un sistema proporzionale con un premio di maggioranza per chi ottiene almeno il 42% dei voti in entrambi i rami del Parlamento. In particolare, nei primi due articoli, ci sono disposizioni sui capilista bloccati, che consentiranno di esprimere fino a tre preferenze a partire dal secondo candidato in lista. L’alternanza di genere sarà garantita qualora l’elettore esprima più di una preferenza. Aumenterà anche il numero di firme necessario per i partiti non presenti in Parlamento, secondo le modifiche apportate in Senato.
Il terzo articolo regola i nuovi collegi di Bolzano. La fiducia sui primi due articoli sarà votata domani, mentre sul terzo articolo si voterà mercoledì.
Opposizione in rivolta: “Scelta intollerabile”
La reazione dell’opposizione è stata immediata. “È una scelta gravissima, intollerabile. La legge elettorale è una questione che deve essere affrontata dal Parlamento. Non dovrebbe diventare uno strumento per garantire la sopravvivenza politica del Governo”, ha dichiarato il deputato del Pd Roberto Speranza, ricordando l’esperienza del 2015 quando, come capogruppo del Pd alla Camera, si dimise in segno di protesta contro la fiducia posta sull’Italicum. “Oggi Giorgia Meloni ripete quella scelta perché teme il voto libero del Parlamento. È una forzatura inaccettabile”, ha aggiunto. Federico Fornaro (Pd) ha definito il gesto un “indegno e schiaffo al Parlamento”, sottolineando che la fiducia è posta su 53 emendamenti presentati dalle opposizioni. “Avete paura della tenuta della vostra maggioranza e del voto segreto” ha detto. Filiberto Zaratti di Avs ha aggiunto: “Avete paura della democrazia e dei vostri parlamentari”, mentre Enrica Alifano del M5s ha dichiarato: “Stiamo mettendo in soffitta la democrazia parlamentare”. L’appello di Riccardo Magi di Più Europa è stato chiaro: “Fermatevi, si può elaborare una normativa più ragionevole”.
Salvini: “Non temo franchi tiratori”
Rispondendo alla domanda se la fiducia alla Camera sulla legge elettorale fosse legata a timori per eventuali franchi tiratori, il vicepremier Matteo Salvini ha affermato di “no”.
“Se, dopo che il presidente del Consiglio ha chiesto la fiducia su un provvedimento, questo non passa, dovrebbe immediatamente salire al Colle. Non è solo una questione politica, ma di rispetto istituzionale”, ha commentato Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, rispondendo a chi chiedeva se eventualmente la premier dovesse dimettersi, come accaduto in Spagna con Sanchez. Riguardo alla procedura della legge, Donzelli ha espresso ottimismo: “Abbiamo rispetto dell’Aula, che è sempre sovrana e tutto ciò che decide va bene. Siamo sereni di aver messo in campo una legge elettorale ottima per l’Italia e siamo convinti che verrà approvata dal Parlamento”.