Il mercato del petrolio registra un eccesso di offerta, i prezzi tornano ai livelli pre-guerra

06.07.2026 17:15
Il mercato del petrolio registra un eccesso di offerta, i prezzi tornano ai livelli pre-guerra

Ritorno ai livelli pre-guerra: il prezzo del petrolio sorprende i mercati

Nei giorni recenti, il prezzo del petrolio ha fatto un sorprendente ritorno ai livelli precedenti all’inizio del conflitto in Medio Oriente. Il 27 febbraio, giorno antecedente agli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il prezzo del Brent, uno dei principali indici del greggio, si attestava a 71,9 dollari al barile, mentre lunedì mattina si trovava a 71,8 dollari. Si tratta di un cambiamento significativo, inaspettato da molti solo poche settimane fa, con i mercati attuali caratterizzati da un eccesso di petrolio, riporta Attuale.

La dinamica economica alla base di questa inversione è relativamente semplice: a solo venti giorni dall’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran che ha consentito la riapertura dello stretto di Hormuz, l’offerta di petrolio sui mercati è cresciuta a dismisura, superando nettamente la domanda, come riportato da Bloomberg, che ha affermato come l’offerta abbia “travolto” la richiesta. La situazione che ha portato a questo scenario, tuttavia, è complessa e sorprendente.

La crisi energetica globale scaturita dalla guerra in Medio Oriente è stata una delle più gravi della storia recente. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha dichiarato che la chiusura dello stretto di Hormuz ha causato la crisi peggiore per il mercato petrolifero mondiale. Il 30 aprile, il prezzo del petrolio Brent ha toccato il picco a 126 dollari al barile, il massimo dal conflitto del 2022.

Le previsioni di esperti ed economisti erano drastiche: si attendevano pesanti ripercussioni sull’economia globale e un lungo periodo per il ritorno alla normalità, con articoli che riflettevano questa tendenza. Alcuni economisti catastrofisti avevano persino sostenuto che, entro l’estate, l’aumento dei prezzi del carburante aereo avrebbe potuto rendere inaccessibili molti viaggi e generare una spirale inflazionistica.

Le conseguenze della crisi energetica si sono sentite in particolar modo nei paesi del sud-est asiatico e dell’Asia meridionale, dove la dipendenza dalle forniture energetiche era elevata. Tuttavia, i peggiori esiti per l’economia globale non si sono verificati. L’Economist, noto settimanale economico, ha persino chiesto scusa ai lettori per le errate previsioni sulla carenza di petrolio, affermando: “Siamo stati battuti dal mercato”.

Le decine di petroliere bloccate nel Golfo Persico dopo la riapertura di Hormuz hanno cominciato a movimentarsi, immettendo grandi quantità di petrolio nel mercato. Inoltre, la produzione di petrolio ha superato le aspettative: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno quasi raggiunto nuovamente i livelli di esportazione pre-conflitto.

Anche l’Iran ha riaperto le sue forniture al mercato, grazie alla sospensione delle sanzioni da parte degli Stati Uniti. Paesi non mediorientali come Stati Uniti, Canada e Brasile hanno innalzato altrettanto le loro produzioni, contribuendo a un mercato petrolifero saturo. Alcune nazioni continuano a utilizzare le proprie riserve strategiche, così come avvenuto durante la crisi.

Tuttavia, il surplus di offerta non ha trovato una domanda sufficiente. La Cina, in particolare, ha visto un crollo nelle importazioni, scendendo da oltre 11 milioni di barili al giorno a circa cinque. Questa riduzione è stata influenzata da un rallentamento economico e dalla decisione di utilizzare le riserve di petrolio per mantenere basse le spese energetiche locali.

Recentemente si sono verificati casi di petroliere cariche di greggio che non riuscivano a trovare acquirenti, un’inversione impressionante rispetto a pochi mesi fa, quando la competizione per ottenere forniture era agguerrita. Morgan Stanley prevede che il prezzo del petrolio si stabilizzerà a 75 dollari al barile fino alla fine dell’anno, mentre Citi prevede un potenziale crollo fino a 60 dollari.

Nonostante ciò, le attuali proiezioni devono essere considerate con cautela, poiché eventi imprevisti, come un’escalation del conflitto o un improvviso aumento della domanda da parte della Cina, potrebbero influenzare nuovamente i prezzi. Inoltre, i produttori potrebbero decidere di ridurre la produzione per stabilizzare i prezzi, una mossa che però sarebbe inusuale, considerando l’attuale sforzo di ripristinare la fiducia nei mercati.

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