Il petrolio riprende a fluire nello stretto di Hormuz, sospetti su pedaggi imposti dall’Iran

03.10.2026 18:05
Il petrolio riprende a fluire nello stretto di Hormuz, sospetti su pedaggi imposti dall'Iran

Ripresa dei Flussi di Petrolio nel Golfo: Tra Successi e Dazi Irani

Secondo recenti analisi, i flussi di petrolio in uscita dal Golfo Persico stanno mostrando una significativa ripresa, suggerendo che gli Stati Uniti possano aver ottenuto dei successi strategici. Tuttavia, c’è la possibilità che l’Iran abbia iniziato ad imporre pedaggi per il transito attraverso lo stretto di Hormuz, complicando ulteriormente la situazione. La Casa Bianca rivendica il successo delle operazioni americane, mentre la portaerei Roosevelt è inviata nella regione, ma l’Arabia Saudita è l’unico Paese che rifiuta di aderire a queste nuove pressioni fiscali irachene, riporta Attuale.

Recenti rapporti di analisti di importanti istituti finanziari, da Goldman Sachs a JP Morgan, e società di tracciamento come Vortexa e Kpler, confermano che i flussi di petrolio attraverso lo stretto di Hormuz sono in ripresa. Anche se non c’è consenso sui volumi specifici, le piccole petroliere stanno partendo in numero notevolmente maggiore rispetto ai primi mesi del conflitto.

Le operazioni delle navi avvengono principalmente durante la notte, lungo la costa dell’Oman, con il petrolio che viene trasferito su petroliere più grandi vicino al porto di Fujairah, prima di continuare verso le raffinerie asiatiche. Questo nuovo flusso di greggio sembra significativo, con i recenti volumi di esportazione stimati tra i 10 milioni di barili al giorno, rispetto ai quasi 15 milioni prima delle ostilità. Tuttavia, i flussi di carburanti rimangono più limitati, segnando circa 2,5 milioni di barili, a causa della distruzione di alcune raffinerie nel Golfo durante i recenti combattimenti.

Nonostante l’aumento dei transiti, rimane l’interrogativo fondamentale: quale sia la causa di questa ripresa, dato che l’Iran possiede ancora un ampio arsenale di droni capaci di minacciare la navigazione. Ad oggi, sembra che le petroliere non siano oggetto di attacchi mirati. Fonti della Casa Bianca affermano che l’intervento dell’esercito americano ha degradato significativamente la minaccia da parte dei Guardiani della Rivoluzione, supportato da operazioni di sminamento nella regione. Questo scenario, sebbene plausibile, deve essere considerato con cautela, poiché la natura dei droni consente una notevole flessibilità in combattimento.

Secondo diversi analisti del Golfo, è probabile che alcuni Paesi e le rispettive compagnie petrolifere inizino a pagare i pedaggi all’Iran per garantire il transito, sebbene l’Arabia Saudita rifiuti di sottostare a queste richieste. Inoltre, l’incertezza e le tensioni nel mercato energetico mantengono il prezzo del Brent oltre i 100 dollari al barile, nonostante la ripresa delle esportazioni.

L’invio della portaerei Roosevelt nella regione da parte degli Stati Uniti suggerisce una possibile intensificazione delle operazioni militari, con nuove azioni attese dopo le prossime elezioni di midterm. Questa manovra pone interrogativi sulla reale situazione di controllo dell’Iran sullo stretto di Hormuz, continuando a rendere critica la tensione geopolitica nel Golfo.

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