Bologna, 23 luglio 2026 – Dopo la morte di Abderrahim Fakir durante un intervento della polizia domenica nella periferia del Pilastro di Bologna, e a seguito di una notte di guerriglia che ha incendiato il centro storico, si è aggiunto un nuovo elemento alla già tesa situazione: come rivelato ieri dall’edizione online de il Resto del Carlino-Qn, il Viminale ha avviato una istruttoria sulle modalità di organizzazione del presidio convocato dall’amministrazione comunale lunedì sera, riporta Attuale.
La manifestazione per la morte di Fakir non era stata concordata
La manifestazione non era stata concordata con le autorità prima dell’invio di un comunicato stampa e, di conseguenza, non era stato presentato alcun formale preavviso scritto in questura. Le forze dell’ordine hanno appreso del presidio in piazza del Nettuno dai media, che hanno pubblicato il comunicato sulla decisione dell’amministrazione. Il Comune ha confermato che non ci sono state “alcune richieste di annullamento del presidio” nelle due interlocuzioni telefoniche con Prefettura e Questura lunedì mattina. L’evento, che ha visto la partecipazione di 4.000 persone, è sfociato in polemiche a causa di violenti scontri che hanno avuto luogo dopo il presidio pacifico.
Il Viminale avvia un’istruttoria come verifica
L’istruttoria avviata dal Viminale mira a chiarire le circostanze che hanno portato alla convocazione dell’assemblea, poiché non risultavano pratiche scritte sul tema. Dopo la tragedia, il Comune ha emesso due comunicati, comunicando rispettivamente alle 16.00 e alle 20.16 di domenica l’intenzione di tenere la manifestazione il giorno successivo.
Il Comune di Bologna: “Inviati 2 messaggi a Prefettura e Questura”
Il Comune di Bologna ha confermato di aver inoltrato un comunicato stampa per convocare il presidio e ha “inviato due messaggi” ai referenti di Prefettura e Questura, informandoli come previsto dalla normativa locale. Nella mattina di lunedì si sono tenute due interlocuzioni telefoniche con le autorità competenti. Alle 12:30 si è riunito un tavolo tecnico a cui ha partecipato anche la polizia locale, e successivamente, alle 18, si è svolto il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. In nessuna fase è stata formulata una richiesta formale di annullamento del presidio.
“Rappresentata con chiarezza la distizione con il presidio degli antagonisti”
Il Comune ha anche dichiarato che la Questura era a conoscenza di un distinto presidio convocato da alcuni movimenti antagonisti. “È stata rappresentata con chiarezza dall’inizio la distinzione tra le due iniziative”, ha affermato il Comune guidato da Lepore, sottolineando che il presidio promosso dal Comune è stato un momento di raccoglimento istituzionale, dando la parola ai familiari di Fakir, che hanno preso le distanze dalle violenze.
Il centrodestra continua a chiedere le dimissioni di Lepore
Tuttavia, queste spiegazioni non hanno convinto il centrodestra: il senatore Marco Lisei (FdI) ha già presentato un’interrogazione parlamentare, e le opposizioni bolognesi continuano a chiedere le dimissioni del sindaco. Anche il senatore Marco Lombardo (Azione) ha presentato un’interrogazione per chiarire sulla morte di Fakir, sottolineando che “le istituzioni hanno il dovere di interrogarsi sui profili riguardanti le operazioni di fermo”. In difesa di Lepore, un appello è stato sottoscritto da 35 sindaci (tutti di centrosinistra) da diverse città, da Milano a Roma, incluso Torino e Genova.