Iniziano i negoziati tra Stati Uniti e Iran in Svizzera per accordo nucleare

21.06.2026 08:55
Iniziano i negoziati tra Stati Uniti e Iran in Svizzera per accordo nucleare

Negoziati tra Stati Uniti e Iran: si apre una fase cruciale in Svizzera

Tra sabato sera e domenica mattina, i delegati di Stati Uniti e Iran sono giunti in Svizzera per avviare i negoziati che si svolgeranno nei prossimi giorni. Tali trattative saranno fondamentali per definire questioni di vitale importanza, accennate nel memorandum d’intesa firmato venerdì, il quale rimanda a un periodo di 60 giorni per giungere a un accordo finale, riporta Attuale.

Le questioni in sospeso non sono marginali. Il presidente statunitense Donald Trump ha recentemente ammesso che i negoziati potrebbero richiedere più tempo, sottolineando che «60 giorni non è una scadenza rigida». Tra gli aspetti da definire, la questione nucleare è centrale: il pre-accordo include soltanto la promessa che l’Iran «non produrrà mai armi nucleari» senza specificare i meccanismi di verifica o la gestione delle scorte di uranio arricchito, essenziali per la fabbricazione di un’arma nucleare. Per confronto, l’accordo nucleare del 2015 fu frutto di due anni di trattative.

In aggiunta, ci sono da stabilire le tempistiche per la rimozione delle sanzioni internazionali all’Iran e lo sblocco dei fondi all’estero, nonché eventuali restrizioni sul programma missilistico iraniano e i finanziamenti per le milizie alleate in Medio Oriente, come Hezbollah e Hamas, temi non trattati nel pre-accordo.

Il memorandum non chiarisce nemmeno cosa accadrà allo stretto di Hormuz dopo i primi 60 giorni di negoziato; prevede una riapertura «immediata» senza pedaggio, ma lascia aperta la possibilità che l’Iran continui a riscuotere somme per il passaggio, opzione che il regime ha manifestato di voler perseguire.

Nel frattempo, sabato, il regime iraniano ha dichiarato nuovamente il blocco dello stretto dopo i bombardamenti israeliani sul Libano, eventi che hanno compromesso il cessate il fuoco concordato con Hezbollah solo 24 ore prima. L’esercito israeliano ha affermato di aver risposto a incidenti provocati da Hezbollah.

La cessazione dei bombardamenti e il ritiro dell’esercito israeliano costituiscono condizioni preliminari per il regime iraniano, formalmente incluse nel memorandum e dovrebbero figurare anche in un eventuale accordo finale. Tuttavia, il governo israeliano, non coinvolto nei negoziati, rifiuta di fermare la sua campagna contro Hezbollah, nonostante le pressioni da parte degli Stati Uniti, suo principale alleato.

Il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha dichiarato che Israele prevede di rimanere in Libano «per anni» e ha espresso fiducia che gli Stati Uniti non insisteranno sulle sue richieste, considerate irrinunciabili.

Attualmente, la situazione nello stretto di Hormuz rimane incerta: sabato, il presidente JD Vance ha affermato che non risulta realmente chiuso, mentre un’indagine della BBC ha indicato che diverse navi hanno cambiato rotta dopo l’annuncio iraniano. Finora, l’Iran è riuscito a mantenere il controllo efficace dello stretto.

La delegazione statunitense in Svizzera è guidata da JD Vance, che rimarrà per pochi giorni; con lui ci sono l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Trump. L’Iran è rappresentato dal presidente del parlamento Mohammad Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Il paese mediatore è il Pakistan, che ha inviato il primo ministro Shehbaz Sharif e il capo delle forze armate Asim Munir.

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