Iran, il ruolo cruciale dei pasdaran: un generale al posto di Khamenei?

19.06.2025 11:35
Iran, il ruolo cruciale dei pasdaran: un generale al posto di Khamenei?

Il Ruolo delle Guardie della Rivoluzione nell’Evoluzione della Repubblica Islamica

Sui pacchetti contrassegnati con il simbolo dei Guardiani della Rivoluzione (Irgc), pilastri della Repubblica Islamica, si legge: «Preparategli contro tutto ciò che potete in termini di forza e di cavalli da guerra, per incutere timore al nemico di Allah». Queste parole, tratte dalla Sura Al-Anfal, versetto 60, riflettono la filosofia di potere e controllo della milizia. Recenti missili scambiati tra Benjamin Netanyahu e l’ayatollah Ali Khamenei suggeriscono scenari inquietanti per il futuro del Medio Oriente, in cui il nome delle Guardie della Rivoluzione continua a risuonare, riporta Attuale.

Notizie recenti indicano che la Guida suprema ha trasferito significativamente parte dei suoi poteri al Consiglio di comando dell’Irgc. Questa manovra potrebbe servire come precauzione nel caso di un possibile attentato che mettesse a rischio la sua vita. Le speculazioni sul futuro delle Guardie della Rivoluzione ora girano attorno a due possibilità primarie: la prima scenario vede l’ayatollah costretto a farsi da parte, o addirittura eliminato, con un generale dell’Irgc che potrebbe assumere il controllo del Paese, stipulando un accordo con gli Stati Uniti per porre fine al programma nucleare e missilistico.

Questa eventualità, sebbene teorica, potrebbe placare la pressione di Netanyahu e di altri leader come Donald Trump, facendoli apparire come artefici di una «missione compiuta». Tuttavia, la seconda possibilità, più drammatica, è quella dell’eliminazione totale della Repubblica Islamica. Come sottolinea Saeid Golkar, esperto di Irgc, ci troviamo davanti a un vero regime change. Questo implica rimuovere Khamenei e i vertici dei Pasdaran, di cui venticinque sono già stati eliminati.

Le Guardie della Rivoluzione, composte da circa 180.000 membri, nel contesto attuale vedono in circa duemila i più influenti, mentre tra questi, solo duecento rappresentano i veri leader decisionali. Golkar avverte che per sradicare i duemila più influenti, non basterà l’uso di missile, bensì sarebbe necessaria un’operazione di commando sul campo. Attualmente, non ci sono segni che suggeriscano una simile operazione, ma la velocità dei cambiamenti politici potrebbe renderlo una possibilità concreta.

La lealtà di questi militari è essenziale per la sopravvivenza del regime, e attualmente è difficile che abbandonino le loro posizioni. Funzionano come un incrocio tra esercito, impero economico e ordine religioso. Per entrare a far parte dell’Irgc, la maggior parte deve provenire da ambienti sciiti e conservatori, con poche eccezioni per i sunniti. Fondati da Khomeini nel 1979, poco dopo la nascita della Repubblica Islamica, le Guardie non sono semplici forze armate; la loro missione è quella di proteggere i nuovi «padroni» dell’Iran: gli ayatollah, mantenendo sotto controllo anche l’esercito regolare e reprimendo chiunque si opponga alla Rivoluzione.

Durante la guerra con l’Iraq (1980-1988), queste milizie hanno iniziato a trasformarsi in una forza militare più convenzionale. Con l’ascesa di Khamenei, l’Irgc ha ampliato la propria influenza, includendo la milizia Basij e la Forza Quds. La loro espansione negli anni ’90 ha segnato un crescente dominio sull’economia e sulla vita politica iraniana, rendendoli una presenza temuta.

Golkar sottolinea che Khamenei ha creato un sistema di controllo rigoroso e penetrante, basato su tre leve: il controspionaggio, la supervisione ideologica e i privilegi economici che attraggono i membri con stipendi più elevati e accesso a contratti pubblici di valore. Fonti interne all’Iran suggeriscono che Khamenei non intende concedere nulla alle pressioni americane, contando su un sostegno robusto da parte delle forze Pasdaran. Potrebbe seguire strategie evasive simili a quelle di Saddam Hussein, cambiando spesso rifugio per eludere attacchi e minacce.

In definitiva, la stabilità del regime sembra legata indissolubilmente alla figura di Khamenei stesso; la sua eventuale uccisione potrebbe portare a un collasso sistemico, poiché tutta la struttura del potere è fortemente personalistica. La prossima fase della lotta di potere in Iran e nel Medio Oriente dipenderà dalle manovre politiche internazionali e dalla resilienza delle forze interne.

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