Israele, il candidato premier mizrahi Eisenkot e il suo legame con la destra

24.10.2026 22:55
Israele, il candidato premier mizrahi Eisenkot e il suo legame con la destra

Il Premier Gadi Eisenkot e la Rivoluzione Mizrahi in Israele

DALLA NOSTRA INVIATA
TEL AVIV – La musica risuona potente nel mercato di Hatikva, dove i volti dei passanti riflettono una vibrante cultura yemenita. «È Im Nin’alu», risponde un giovane, riconoscendo una melodia che unisce il presente con il passato. Qui, il partito del Sionismo religioso, guidato da Bezalel Smotrich, distribuisce volantini colorati, mentre le bandiere israeliane sventolano dai balconi. Hatikva, fondato negli anni ’30, è un simbolo di quelle comunità ebree provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa, riportando la storia di chi ha affrontato emarginazione e discriminazione, riporta Attuale.

Il quartiere, con case scrostate e grattacieli sullo sfondo, è il cuore pulsante della cultura mizrahi, che rappresenta circa la metà degli ebrei israeliani. Martedì potrebbe segnare un cambiamento storico: Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore e leader del partito centrista Yashar, potrebbe diventare il primo premier israeliano di origine mizrahi. Nato a Tiberiade, da genitori di Marrakech e Casablanca, Eisenkot ha svelato manifesti elettorali che parlano arabo marocchino, promettendo un «primo ministro tutto nostro». Tuttavia, i suoi sostenitori provengono principalmente da un elettorato laico, storicamente più ashkenazita.

Nel mercato, la reazione al suo nome è mista, frequentemente accompagnata da scetticismo. Diverse voci, come quella di una donna che frigge il malawach, esprimono timori sulla possibilità che Eisenkot possa abbandonare le sue origini per allearsi con la comunità araba, sottolineando che non sono le questioni territoriali, ma il lavoro e i salari a preocuparli. Questo mostra come anche un cambiamento di leadership potrebbe non smuovere le fondamenta di un sistema che ha sempre privilegiato il potere formato da rettori e politici storici.

I muri di Hatikva decorati con i volti di leader di destra come Netanyahu e Smotrich evidenziano un legame profondo e spesso conflittuale tra la destra politica e i mizrahi. Questo legame risale al 1977, quando Menachem Begin, nel suo avvento al potere, ha parlato alla pancia di una comunità che si sentiva marginalizzata. Il fondatore dell’Israele, David Ben Gurion, aveva etichettato i nuovi immigrati come «polvere umana», segnando un inizio turbolento per i mizrahi nella società israeliana.

Ayelet Tsabari, scrittrice israeliana di origini yemenite, fa notare quanto sia paradossale la situazione: i mizrahi, pur avendo molto in comune con i palestinesi, rimangono tra i più fedeli sostenitori delle forze che li combattono. In diverse zone di Hatikva, il sostegno alla destra politica si attesta tra il 60 e il 70%, evidenziando come la storia di discriminazione abbia influenzato le scelte politiche. Il divario educativo e professionale tra i mizrahi e gli ashkenaziti persiste, con solo il 35% dei mizrahi laureati rispetto al 53% degli ashkenaziti.

In un contesto in cui la cultura e l’identità si intrecciano, il futuro di Eisenkot potrebbe portare oggi una voce nuova e un’opportunità per ridurre le disuguaglianze profonde. Ma come dimostrato dalla storia, il cammino verso il cambiamento è costellato di sfide e richiede un dialogo aperto e inclusivo.

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