L’Italia è diventata ad aprile 2026 il primo fornitore europeo di profumi e acque di colonia per il mercato russo, con un aumento delle esportazioni di quasi dieci volte rispetto a marzo. Secondo i dati Eurostat, le spedizioni italiane sono passate da 775.900 euro a 7,9 milioni di euro in un mese, superando Spagna (6,6 milioni) e Francia (6,3 milioni).
Complessivamente, l’import di profumeria dai paesi Ue in Russia è cresciuto del 24% a 26,1 milioni di euro ad aprile, segno che la domanda interna resta elevata nonostante le sanzioni europee varate dopo l’invasione dell’Ucraina.
95% delle aziende italiane resta in Russia
Il balzo delle vendite italiane non è un caso isolato. Secondo l’Associazione degli imprenditori italiani in Russia, circa il 95% delle aziende tricolori con stabilimenti nel Paese ha continuato a operare, e oltre il 70% dei marchi ha mantenuto una presenza commerciale attiva. Tra i big della moda e del lusso, Dolce & Gabbana, Tiziana Terenzi, Versace e Trussardi effettuano forniture dirette ai grandi retailer russi, mentre Gucci e Giorgio Armani si affidano al parallelo import – canali che aggirano gli ostacoli logistici attraverso hub negli Emirati Arabi Uniti, Turchia e Kazakistan.
Il buco normativo sui prodotti sotto i 300 euro
L’incremento delle esportazioni è reso possibile da un vuoto normativo: le sanzioni Ue vietano l’export di beni di lusso sopra i 300 euro al pezzo, ma la maggior parte dei profumi e delle acque di colonia venduti in Russia resta sotto quella soglia. Questo permette ai produttori italiani di continuare a rifornire il mercato russo senza violare formalmente le restrizioni comunitarie, anche se di fatto contribuiscono a riempire le casse del Cremlino attraverso tasse e accise.
Il governo russo ha inoltre inserito l’intera categoria della profumeria nella lista del parallelo import, legalizzando l’ingresso di prodotti anche quando i brand hanno ufficialmente annunciato la sospensione delle vendite. I distributori locali acquistano le merci da intermediari europei tramite paesi terzi e le importano senza ostacoli doganali.
La dinamica mostra come il tessuto industriale italiano – storicamente legato al mercato russo – sia tra i meno inclini a recidere i rapporti commerciali, sfruttando ogni margine lasciato aperto dalle norme europee. La stessa Commissione Ue, che pure ha rafforzato i controlli sulle esportazioni sensibili, non ha finora introdotto limiti specifici per i prodotti di profumeria di fascia media e bassa, lasciando un corridoio che le imprese italiane stanno sfruttando con decisione.