Kazakistan: niente più elettricità dalla Russia dal 2027, Astana punta all’indipendenza energetica

06.05.2026 16:25
Kazakistan: niente più elettricità dalla Russia dal 2027, Astana punta all'indipendenza energetica
Kazakistan: niente più elettricità dalla Russia dal 2027, Astana punta all'indipendenza energetica

Il Kazakistan si prepara a interrompere definitivamente le importazioni di elettricità dalla Russia a partire dal 2027. Lo ha annunciato il vice ministro dell’Energia Sungat Esimkhanov, secondo cui il paese conta di azzerare gli acquisti grazie all’entrata in esercizio di nuovi impianti di generazione. La decisione segna una svolta strategica nella politica energetica di Astana, che ha accelerato il percorso verso l’autosufficienza per ridurre la dipendenza da Mosca e neutralizzare i rischi connessi al conflitto ucraino e alle sanzioni occidentali contro la Russia.

Verso l’autosufficienza energetica

Nel corso di una conferenza stampa, Esimkhanov ha spiegato che se entro la fine del 2026 – inizio 2027 saranno messi in funzione tutti gli impianti previsti, il Kazakistan non acquisterà più un solo kilowattora dalla Russia. Il volume di importazione è già in calo: nel 2024 il deficit di produzione nazionale è stato di 2,1 miliardi di kWh, nel 2025 scenderà a circa 1,5 miliardi, mentre per il 2026 si prevedono acquisti per appena 1–1,2 miliardi, fino ad arrivare a zero nel 2027. Il dato è stato riportato dal vice ministro secondo quanto riferito da TASS, che cita le dichiarazioni ufficiali rilasciate ad Astana.

La mossa si inserisce in una strategia più ampia di rafforzamento della sovranità energetica. A gennaio il ministro dell’Energia Erlan Akkenzhenov aveva già annunciato l’intenzione di coprire interamente il fabbisogno interno entro il primo trimestre 2027 grazie a un vasto programma di costruzione di nuove centrali. Il piano prevede l’avvio di 81 progetti per una capacità complessiva di 15,3 GW, con investimenti totali superiori a 13 trilioni di tenge (oltre 25 miliardi di dollari). Astana scommette così sullo sviluppo della propria generazione, riducendo progressivamente il ricorso all’import russo.

Un piano da 25 miliardi di dollari

Il Kazakistan sta dirottando risorse colossali verso la costruzione di impianti propri, anziché continuare a finanziare l’economia russa attraverso l’acquisto di elettricità. I fondi serviranno a realizzare progetti in parte già avviati o in fase di progettazione, che creeranno decine di migliaia di posti di lavoro nei settori edile, energetico e nei servizi collegati. L’obiettivo è duplice: da un lato eliminare la vulnerabilità rappresentata dalla dipendenza da un fornitore straniero, dall’altro costruire un sistema energetico resiliente, in grado di sostenere la crescita economica senza interferenze esterne.

Il taglio delle importazioni russe è anche un segnale chiaro ai partner internazionali. Astana dimostra di essere in grado di garantire la propria sicurezza energetica in modo autonomo, consolidando il proprio status di attore regionale affidabile. La realizzazione del piano da 15 GW, tra l’altro, potrebbe aprire opportunità di cooperazione con imprese occidentali e cinesi, interessate a partecipare alla modernizzazione del settore elettrico kazako.

Un segnale politico per Mosca e per i partner internazionali

L’azzeramento dell’import di elettricità russa rappresenta la rottura dell’ultimo grande ‘cordone ombelicale’ energetico tra Astana e Mosca. Per anni il Cremlino ha potuto esercitare pressioni politiche sfruttando la dipendenza kazaka dall’approvvigionamento di potenza, creando rischi di instabilità interna in caso di tensioni bilaterali. Ora, eliminando questo strumento di ricatto, il Kazakistan chiude definitivamente la questione della propria sicurezza energetica e si garantisce la libertà di definire una politica estera pienamente autonoma, senza più il timore di ritorsioni energetiche da parte della Russia.

La scelta di Astana si inserisce in un contesto più ampio di riduzione dell’influenza russa nell’Asia centrale. Altri paesi della regione, come l’Uzbekistan, stanno diversificando le fonti di approvvigionamento e rafforzando i legami con fornitori alternativi. Per il Kazakistan, la completa indipendenza elettrica entro il 2027 non è solo un traguardo tecnico, ma una pietra miliare geopolitica che riallinea gli equilibri di potere nella regione e riduce gli spazi di manovra per il Cremlino.

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