Morta Khaleda Zia, ex prima ministra del Bangladesh e figura centrale della politica nazionale
È deceduta a 80 anni Khaleda Zia, tre volte prima ministra del Bangladesh e una delle personalità più influenti nella storia politica del paese, riporta Attuale. Zia è stata la prima donna a ricoprire la carica di prima ministra in Bangladesh dopo la morte del marito, l’ex presidente Ziaur Rahman. Ha guidato il paese durante un periodo di significativa trasformazione, prima di essere coinvolta in una serie di processi giudiziari e incarcerata per accuse che lei e i suoi sostenitori hanno sempre considerato politicamente motivate.
I processi contro di lei si sono svolti durante il governo della sua principale rivale politica, l’ex prima ministra Sheikh Hasina. Questa rivalità ha segnato la storia recente del Bangladesh ed è denominata “battaglia delle Begum”, un titolo onorifico in urdu usato originariamente per donne aristocratiche e influenti.
Khaleda Khanam Putul, il suo nome da nubile, nacque nel 1945 nella Presidenza del Bengala, una delle province della colonia britannica indiana. Dopo la Partizione nel 1947, la famiglia si trasferì nel nuovo stato del Pakistan. Nel 1960, a soli 15 anni, fu promessa sposa a Ziaur Rahman, ufficiale dell’esercito pakistano e futuro leader del movimento indipendentista bangladese.
Nel 1975, il presidente Sheikh Mujibur Rahman fu assassinato mentre dormiva nella sua casa, insieme a gran parte della sua famiglia, da un gruppo di ufficiali dell’esercito. Le uniche sopravvissute furono due figlie, tra cui Sheikh Hasina, che all’epoca viveva in Germania. La notizia la portò a tornare in India, dove ricevette asilo politico.
Il colpo di stato che seguì l’assassinio di Rahman portò a due anni di violenze e instabilità, fino a quando Ziaur Rahman assunse il potere. Tuttavia, nel 1981, anche lui fu assassinato durante un colpo di stato militare.
Il 1981 segnò l’ingresso di Khaleda Zia e Sheikh Hasina nella politica bangladese. Zia assunse la leadership del Partito Nazionalista del Bangladesh, mentre Hasina, tornata in patria, fu eletta alla guida della Lega Awami, il partitod el padre assassinato.
Nonostante la rivalità, negli anni Ottanta collaborarono per tentare di rovesciare il regime del generale Hussain Muhammad Ershad, protagonista di un altro colpo di stato. Zia fu spesso messa agli arresti domiciliari durante le lotte politiche, che culminarono nel 1990 con le dimissioni di Ershad.
Nel 1991, Khaleda Zia diventò prima ministra del Bangladesh e il suo successo come prima donna in questo ruolo suscitò attenzione internazionale. In un’intervista del 1993 con il New York Times, Zia affermò: «Permettiamo e incoraggiamo le donne a partecipare a tutti i settori della vita nazionale».
Tra il 1991 e il 2006, le due leader si alternarono al potere, spesso utilizzando le loro posizioni per attaccarsi reciprocamente. Entrambe furono arrestate nel 2006 con accuse di corruzione, ma furono rilasciate nel 2008, in tempo per le elezioni vinte da Hasina.
Dopo il 2008, Zia non riuscì più a tornare al potere, mentre Hasina continuò a esercitare un governo sempre più autoritario, fino essere deposta e esiliata nel 2024 dopo una serie di proteste studentesche. Lo scorso novembre, Hasina fu condannata a morte per crimini contro l’umanità, ma non è chiaro se la condanna verrà mai eseguita, visto che ha trovato rifugio in India.
Negli anni di governo di Hasina, Zia e la sua famiglia furono coinvolti in numerose controversie legali. Khaleda Zia trascorse gran parte di questo periodo in carcere o agli arresti domiciliari. Anche nel 2021, quando le era stato consigliato di ricevere cure all’estero per il Covid, non le fu consentito di partire. Tuttavia, i suoi sostenitori hanno sempre considerato le accuse contro di lei come motivi politici creati da Hasina per rafforzare il suo potere.
Negli ultimi anni, Zia, nonostante le sue gravi condizioni di salute, è rimasta un simbolo di resistenza e democrazia per molti bangladesi. A seguito della deposizione di Hasina, tutti i procedimenti legali contro di lei sono stati archiviati e il suo partito l’aveva candidata alle prossime elezioni presidenziali, previste per febbraio 2026.
Una figura così potente e controversa, veramente strano come la politica possa trasformare le vite. A volte mi chiedo, in un paese come il Bangladesh, che speranze hanno le donne di emergere in un mondo così difficile… È incredibile pensare a tutto quello che ha passato.