La crisi idrica in Iran raggiunge livelli senza precedenti, con il governo che interviene con il razionamento e il cloud seeding

17.11.2025 14:35
La crisi idrica in Iran raggiunge livelli senza precedenti, con il governo che interviene con il razionamento e il cloud seeding

Crisi idrica senza precedenti in Iran: misure drastiche adottate dal governo

L’Iran affronta una crisi idrica senza precedenti, con l’autunno attuale che registra il livello di precipitazioni più basso degli ultimi cinquant’anni. A settembre, infatti, le piogge sono state quasi nulle e le riserve idriche nazionali si trovano ai minimi storici. Per far fronte a questa emergenza, il governo ha implementato diverse misure, tra cui il razionamento dell’acqua, specialmente a Teheran, e iniziative per ridurre la dispersione idrica, riporta Attuale.

Il presidente Masoud Pezeshkian ha addirittura suggerito la possibilità di evacuare alcune aree della capitale in caso di persistenza della siccità, sebbene le modalità e le soluzioni a questo drammatico scenario rimangano incerte. Lo scorso fine settimana, il governo ha tentato di utilizzare la tecnica di inseminazione delle nuvole, nota come cloud seeding, per stimolare la formazione di piogge nel bacino del lago Urmia, in gran parte prosciugato negli ultimi trent’anni.

Tuttavia, le prime applicazioni di questa tecnica non hanno prodotto risultati immediati e verranno ripetute in altre regioni delle province nord-occidentali. Il cloud seeding implica la diffusione di ioduro d’argento o ghiaccio secco nelle nuvole per favorire la condensazione del vapore e incrementare le precipitazioni, sebbene rimangano dubbi sulla sua effettiva efficacia e veridicità. In Iran, questa tecnica è stata già adottata in passato, così come in altri paesi come Cina e Emirati Arabi Uniti.

Il Centro nazionale iraniano di previsioni meteorologiche ha riportato che da 50 giorni è iniziata la stagione umida, ma venti delle 31 province del paese non hanno ricevuto pioggia. In generale, il livello di precipitazioni in Iran è diminuito dell’89%, con un solo millimetro di pioggia caduto a Teheran dal 23 settembre, contro una media annuale di 220 millimetri registrata fra il 1991 e il 2020.

Questa siccità è seguita a cinque anni consecutivi di condizioni sfavorevoli che hanno drasticamente compromesso le riserve idriche nazionali. Oltre trenta bacini idrici hanno attualmente livelli inferiori al 10% della loro capacità, con molte altre strutture in condizioni poco migliori. Nonostante l’Iran disponga di oltre 500 dighe attive, il sistema di raccolta e distribuzione dell’acqua è in crisi.

Circa l’80-90% dell’acqua disponibile è utilizzata per consumi agricoli. Dopo la rivoluzione islamica del 1979, il governo iraniano ha promosso l’agricoltura in molte regioni con l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza alimentare, ma molti esperti considerano questo modello insostenibile, soprattutto per le coltivazioni che richiedono ingenti quantità d’acqua.

La rete idrica, obsolete e inadeguatamente mantenuta, contribuisce al problema; a Teheran, che ospita circa 14 milioni di abitanti, la dispersione di acqua è alta. Negli ultimi mesi, grazie a campagne di sensibilizzazione e a interruzioni notturne nella distribuzione, i residenti hanno ridotto i consumi del 10-12%, ma l’obiettivo del governo è una diminuzione del 20%, che sarebbe vitale per garantire una fornitura idrica adeguata nei prossimi mesi. Tuttavia, raggiungere questo target risulta complesso.

In alcune zone della capitale si registrano già cali significativi della pressione idrica, mentre in altre province si è ricorsi a rifornimenti con autobotti. I cittadini sono stati esortati a raccogliere riserve d’acqua in casa per far fronte alle interruzioni nella distribuzione. La situazione è critica anche a Mashad, la seconda città del paese, dove i bacini idrici sono al 3% della loro capacità.

La necessità di modifiche strutturali alla rete idrica è urgente, ma attualmente difficile da attuare. Questa crisi è ulteriormente aggravata dalla recente guerra con Israele e dalle severe sanzioni internazionali che ormai da anni isolano l’economia iraniana.

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