Il ruolo dei social media nella crisi migratoria di Ceuta: oltre 50mila persone tentano l’attraversamento dal Marocco

04.08.2026 14:45
Il ruolo dei social media nella crisi migratoria di Ceuta: oltre 50mila persone tentano l'attraversamento dal Marocco

La crisi migratoria a Ceuta al centro del dibattito pubblico: il ruolo dei social media emerge chiaramente

Il 30 luglio, oltre 50.000 persone hanno tentato di entrare a Ceuta dal Marocco, sia nuotando che forzando le barriere di protezione. La maggior parte di esse è tornata indietro dopo aver compreso che le autorità spagnole non avevano intenzione di accoglierle, sfatando così la credenza alimentata da post sui social che annunciavano un confine aperto verso l’Europa, riporta Attuale.

Tra coloro che hanno cercato di attraversare c’era Ahmed, un disoccupato marocchino di 23 anni, ritornato a Fnideq, che ha dichiarato: «Sono disperato, non riesco a trovare il mio posto in Marocco. I messaggi che ho ricevuto sullo schermo mi hanno portato a Ceuta, ma sono dovuto tornare indietro». Anche Omar Danbor, 17 anni, ha confermato la sua delusione, dicendo a Associated Press: «Ho visto online che il confine era aperto e ho deciso di partire».

I post che hanno iniziato a diffondersi prima dell’attraversamento sostenevano che il confine si stesse aprendo a causa di una sentenza della Corte Suprema spagnola, che vieta le devoluzioni in caliente. Questa sentenza riconosce il diritto d’asilo, ma non modifica le rigide procedure di accoglienza per i migranti a Ceuta. I contenuti virali, tra cui un video su TikTok con 1,3 milioni di visualizzazioni, incoraggiavano i migranti a tentare l’attraversamento, promettendo un accesso libero e diffondendo frasi come «La porta di Ceuta è aperta a tutti, condividi» e l’hashtag “hrig”, termine utilizzato per descrivere l’atto di emigrare senza permessi.

Con una disoccupazione giovanile al 37% in Marocco, molti giovani sono disposti a tentare la fortuna. Quelli che riescono a partire vengono definiti “haraga”. A supporto di queste informazioni, account come Hrig Sebta hanno iniziato a fornire dettagli su come attraversare il confine, ideando strategie per eludere le forze di sicurezza e suggerendo le migliori pratiche per portare beni personali attraverso le acque.

Gruppi Facebook come Fnideq Bab Sebta sono stati utilizzati per condividere informazioni su movimenti delle imbarcazioni e strategie di attraversamento. Si sono organizzati appuntamenti per la traversata, incentivati da notizie attorno al 31 luglio, considerato il giorno migliore per tentare l’ingresso grazie a controlli alleggeriti in occasione della festa nazionale in Marocco.

Nonostante non vi siano prove certe, si sospetta che alcuni degli account attivi su social media fossero bot, contribuendo alla diffusione di informazioni errate. Molti di questi sono stati cancellati rapidamente, e oggi su piattaforme social si possono trovare principalmente notizie di migranti scomparsi o tragicamente deceduti nella traversata.

I governi di Marocco e Spagna hanno avviato indagini formali senza accusarsi reciprocamente, ma le autorità spagnole sembrano ritenere che il Marocco possa aver avuto un ruolo nella crisi. Solo due anni fa, il Marocco aveva bloccato un’operazione simile di ingresso a Ceuta, arrestando decine di persone per incitamento all’immigrazione irregolare. In quel caso, le forze di sicurezza marocchine erano state schierate intensamente per prevenire tentativi di attraversamento.

Questa situazione mette in evidenza il leadership instabile nella gestione della crisi migratoria e il potere di influenza dei social media, che continuano a giocare un ruolo significativo nelle percezioni e nelle azioni dei migranti in cerca di nuove opportunità.

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