Crisi migratoria a Ceuta: oltre 50.000 persone hanno attraversato il confine, riporta Attuale.
Dopo il più grande assalto migratorio mai registrato alle frontiere europee, Ceuta ha vissuto una giornata di ordine forzato, con un imponente dispiegamento di militari spagnoli. I migranti, provenienti dal Marocco, in due giorni hanno superato il confine in un numero allarmante, pari a circa il 70% della popolazione locale.
Ieri, il flusso migratorio si è attenuato, con gli arrivi che avvenivano sporadicamente, mentre sul lungomare, gruppi di residenti manifestavano per difendere il territorio, causando un controesodo di oltre 48.000 migranti che hanno scelto di tornare indietro. La polizia spagnola ha riferito che le uscite da Ceuta avvenivano a una velocità di 150 persone al minuto, mentre l’emergenza rimane di dimensioni storiche.
Il premier spagnolo, Pedro Sánchez, ha visitato l’exclave per riaffermare l’integrità territoriale dello Stato. Nell’ambito del suo discorso, ha condannato la violazione del confine e ha attribuito la responsabilità agli scafisti, accusandoli di sfruttare i migranti e metterli in pericolo. A differenza dell’ondata migratoria del 2021, Sánchez ha elogiato la collaborazione del Marocco in questa occasione.
La crisi migratoria ha radici complesse; molti giovani hanno testimoniato di essere stati incoraggiati dalle autorità marocchine a attraversare il confine. All’avvicinarsi della frontiera, i poliziotti marocchini hanno indirizzato i migranti verso il mare, aprendo la strada a un massiccio arrivo di persone che ha sorpreso le autorità spagnole.
Purtroppo, la speranza di un rifugio sicuro a Ceuta si è trasformata in un incubo di violenza e morte. Gli scontri sul lato marocchino hanno visto l’uso di cannoni ad acqua da parte delle forze di sicurezza per disperdere i migranti. Il bilancio attuale è tragico: almeno 84 corpi sono stati recuperati dalle acque, con molti di questi annegati nel tentativo di aggirare la diga di El Tarajal.
Per i pochi che sono riusciti ad arrivare, la realtà a Ceuta si è rivelata durevole, con migliaia di migranti, tra cui molti minori non accompagnati, costretti a vivere in strada, dormendo sui marciapiedi o nei parchi pubblici, senza cibo né acqua. Questa situazione è stata definita insostenibile dal sindaco di Ceuta, Juan Jesús Vivas.