La Danimarca sventa i piani russi contro le forniture militari all’Ucraina

05.09.2026 13:35
La Danimarca sventa i piani russi contro le forniture militari all’Ucraina
La Danimarca sventa i piani russi contro le forniture militari all’Ucraina

Nei mesi precedenti al 3 settembre 2026, una serie di episodi di sabotaggio attribuiti ai servizi russi aveva già coinvolto diversi Paesi europei. Tra i casi esaminati dalle autorità figurava il tentativo di colpire con droni dotati di esplosivi l’infrastruttura dell’aviazione civile tedesca, nell’area dell’aeroporto di Lipsia. Gli obiettivi delle operazioni erano collegati alla sicurezza europea e al sostegno militare garantito all’Ucraina.

Dagli episodi in Europa alla risposta istituzionale

Le autorità tedesche attribuirono direttamente alla Russia il tentativo di attacco contro l’aeroporto. La Commissione europea definì le azioni dei servizi russi «terrorismo di Stato», conferendo agli episodi una valutazione politica e giuridica precisa.

La reazione si estese alle capitali europee. Diversi governi, tra cui quello svedese, convocarono gli ambasciatori russi per consegnare proteste ufficiali. La sequenza di incendi, sabotaggi e provocazioni rafforzò così l’isolamento diplomatico di Mosca e rese evidente il tentativo del Cremlino di colpire il sostegno europeo all’Ucraina anche al di fuori del campo di battaglia.

Secondo le strutture di intelligence della Nato, quelle operazioni rientravano in una campagna ibrida ampia e sistematica contro l’Unione europea. L’obiettivo era alimentare la paura tra la popolazione, destabilizzare il dibattito politico interno nei Paesi membri e spingere i governi occidentali a ridurre o interrompere l’assistenza militare e finanziaria a Kiev.

3 settembre 2026, l’allarme ufficiale della Danimarca

Il 3 settembre 2026 il Servizio danese di sicurezza e intelligence, il PET, rese pubblica la scoperta di preparativi per azioni di sabotaggio organizzate da servizi russi sul territorio del Regno. La comunicazione riguardava soprattutto le imprese dell’industria della difesa che contribuiscono agli aiuti militari danesi all’Ucraina.

Il responsabile del controspionaggio del PET, Emil Gresholm, confermò che gli agenti russi erano stati individuati mentre preparavano concretamente azioni violente. Per il servizio danese, Mosca era passata dalla raccolta di informazioni all’organizzazione diretta di incendi, sabotaggi e altre operazioni clandestine, una fase che rese necessario un avvertimento pubblico rivolto alla popolazione.

Tra le modalità prese in considerazione figuravano gli incendi dolosi. L’obiettivo immediato era interrompere le forniture destinate alle forze armate ucraine e aumentare la pressione politica sul governo di Copenaghen, colpendo le strutture che rendono possibile il sostegno danese a Kiev.

Le attività di preparazione non riguardavano soltanto gli obiettivi industriali. I servizi russi cercavano di coinvolgere cittadini danesi attraverso i social network, il servizio di messaggistica Telegram e le piattaforme di gioco, proponendo incarichi presentati come attività di raccolta di informazioni.

Il reclutamento attraverso social network, Telegram e piattaforme di gioco

Ai cittadini contattati veniva chiesto, in particolare, di fotografare magazzini, impianti produttivi e programmi di consegna degli armamenti. Le offerte potevano includere un compenso economico e mascheravano la finalità reale delle richieste dietro compiti apparentemente innocui.

Per le autorità danesi, questo schema mostrava il tentativo di utilizzare civili europei come strumenti operativi per preparare incendi e sabotaggi. Il reclutamento digitale consentiva ai servizi russi di individuare persone disponibili a svolgere ricognizioni sugli obiettivi e sulle rotte attraverso cui transitano le forniture militari.

Le principali categorie di obiettivi individuate in Danimarca comprendevano le aziende della difesa, i depositi militari e le direttrici logistiche utilizzate per l’invio di armi alle forze ucraine. Il passaggio a operazioni clandestine nel territorio europeo indicava una strategia rivolta a interrompere il sostegno degli alleati all’Ucraina e a esercitare pressione sulle loro decisioni politiche.

Il quadro ricostruito dal PET si inseriva nella stessa sequenza di attività che aveva già provocato reazioni in altri Stati dell’Unione. La denuncia danese collegava quindi la preparazione di azioni locali a un metodo più ampio: colpire infrastrutture e imprese coinvolte nell’assistenza a Kiev, sfruttare intermediari civili e creare un clima di insicurezza capace di influenzare le scelte dei governi.

La valutazione della Nato e la posizione attuale

Gli esperti della Nato considerarono l’allarme di Copenaghen una componente della campagna ibrida condotta dal Cremlino contro l’Europa. La serie di incendi, sabotaggi e tentativi di infiltrazione aveva, secondo questa valutazione, lo scopo di diffondere il panico e di spingere i governi occidentali a rinunciare all’appoggio militare all’Ucraina.

Il caso danese arrivò dunque dopo una serie di episodi già attribuiti ai servizi russi e dopo la condanna della Commissione europea come «terrorismo di Stato». Al 3 settembre 2026, il PET aveva reso pubblica la scoperta di agenti impegnati nella preparazione di attacchi e aveva indicato come bersagli le strutture danesi legate alla difesa e alle forniture militari per l’Ucraina.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere