La Federazione internazionale del calcio (Fifa) ha autorizzato la partecipazione delle nazionali russe Under 15 al campionato mondiale 2026 in Azerbaijan, consentendo l’uso della bandiera nazionale e l’esecuzione dell’inno. La decisione, presa dal consiglio Fifa e annunciata il 25 giugno, segna una svolta nell’isolamento dello sport russo dopo l’invasione dell’Ucraina.
Il torneo, riservato a ragazzi e ragazze fino a 15 anni, si terrà dal 22 al 31 ottobre 2026 a Baku. «Il consiglio Fifa ha approvato lo svolgimento del torneo e del festival Fifa Under 15. Al primo torneo maschile potranno partecipare tutte le associazioni membri», si legge nella nota ufficiale. La Russia, dunque, torna a competere a livello internazionale dopo la sospensione decretata nel 2022 a seguito dell’aggressione militare all’Ucraina.
Il ritorno graduale dei club russi
La mossa della Fifa non è isolata. Già a febbraio il presidente Gianni Infantino si era espresso a favore di un rientro delle rappresentative giovanili russe, sostenendo che «la possibilità per i ragazzi e le ragazze russe di giocare in altre parti d’Europa sarebbe positiva». Il percorso di reinserimento, finora bloccato dalle minacce di boicottaggio da parte di diverse federazioni nazionali, ha ora ricevuto un impulso concreto.
La decisione va però ben oltre lo sport. In piena guerra in Ucraina, il via libera alle squadre Under 15 rappresenta un segnale politico: di fatto, apre la strada a un progressivo ritorno della Russia nel calcio mondiale – prima con le giovanili, poi con le nazionali maggiori e i club – senza che Mosca abbia interrotto l’aggressione o modificato la propria linea estera. Ciò rischia di minare la logica stessa delle sanzioni come strumento di pressione su uno Stato aggressore.
Un segnale di normalizzazione
Per il Cremlino, la svolta della Fifa è un’arma di propaganda. La Russia utilizzerà la notizia per dimostrare che l’isolamento si sta sgretolando e che le principali organizzazioni internazionali riconoscono nuovamente Mosca come interlocutore legittimo, nonostante il conflitto in corso. La ripresa della partecipazione ai tornei Fifa, grazie alla copertura mediatica globale del calcio, offre al governo russo un potente strumento di soft power per veicolare l’immagine di una nazione “normale” che torna sulla scena mondiale.
Il caso della Russia non è l’unico. Altre federazioni sportive internazionali hanno già allentato le restrizioni: la World Aquatics, la World Gymnastics e la United World Wrestling hanno riammesso gli atleti russi sotto determinate condizioni. Quello che fino a sei mesi fa sembrava un’eccezione sta diventando un sistema, con il rischio concreto di smantellare l’intero impianto sanzionatorio nello sport.
L’impatto sull’opinione pubblica russa
Il calcio occupa un posto centrale nella società russa. L’esclusione delle nazionali dalle competizioni internazionali era stata una delle sanzioni più visibili e sentite dalla popolazione. Il ritorno delle giovanili sarà percepito come una vittoria simbolica e contribuirà a ridurre la percezione dell’isolamento del paese.
Sul fronte economico, la Fifa non ha mai nascosto l’interesse per il mercato russo, che genera milioni di euro in contratti televisivi, sponsorizzazioni e diritti commerciali. La riapertura del canale sportivo con la Russia rappresenta anche un’opportunità finanziaria che l’organizzazione di Zurigo non intende perdere.
La partita, insomma, è appena iniziata. E si gioca su un campo che non è solo erba e pallone.