Rapporto della Commissione UE sul declino demografico
Secondo il nuovo Demography Report 2026 della Commissione Europea, la popolazione dell’UE è in declino, con un picco previsto nel 2029 a 453,3 milioni di abitanti, seguito da una graduale diminuzione. Atteso un ritorno ai livelli degli anni ’70 entro la fine del secolo con meno di 399 milioni di abitanti, riporta Attuale.
Nel corso degli anni, l’immigrazione ha temporaneamente compensato la decrescita naturale iniziata nel 2012, ma non abbastanza da invertire la tendenza. Durante la pandemia questo compenso è stato insufficiente, portando al primo calo demografico aggregato, successivamente bilanciato dal ripristino dei flussi migratori.
L’Italia emerge come simbolo di invecchiamento nella UE, con un’età mediana di 49,1 anni rispetto alla media europea di 44,9 anni. Al contrario, l’Irlanda si distingue per una popolazione più giovane con un’età mediana di 39,6 anni.
La percentuale di ultrasessantacinquenni nella popolazione europea supererà un terzo entro il 2100, con gli over 80 che saliranno oltre il 15%. Questo implica che il rapporto tra pensionati e lavoratori raddoppierà rispetto agli attuali 34 ultrasessantacinquenni per 100 persone in età lavorativa, superando quota 60.
Nel 2024 sono nati circa 3,55 milioni di bambini nell’UE, meno della metà rispetto al 1964. Con un tasso di fecondità di 1,34 figli per donna, lontano dalla soglia di sostituzione generazionale di 2,1, le proiezioni non indicano un pieno recupero in futuro.
Nonostante il sostegno delle politiche familiari, le trasformazioni culturali e sociali continuano a influenzare negativamente la natalità, con i Paesi nordici che non riescono a invertire questo trend. L’aspettativa di vita è salita a 81,5 anni nel 2024, superando i livelli pre-pandemia, con proiezioni che indicano oltre 90 anni per le donne e almeno 86 anni per gli uomini entro il 2100.
Dal 2025 al 2050, l’Europa perderà in media 1,2 milioni di persone in età lavorativa ogni anno, con una possibile accelerazione senza l’apporto dell’immigrazione. Bruxelles sottolinea che la crescita economica dovrà fondarsi su produttività, innovazione e partecipazione lavorativa, non più sull’incremento della popolazione attiva.
Il rapporto evidenzia il ruolo cruciale di inclusione di giovani e immigrati, e dell’aumento della partecipazione lavorativa per bilanciare gli effetti dell’invecchiamento. Anche se l’immigrazione non è una soluzione definitiva, essa rimane determinante per rallentare il declino demografico, dato che i tassi di natalità dei migranti tendono ad armonizzarsi con quelli locali nel tempo.