La guerra in Iran devasta il sogno di Mohammed bin Zayed di trasformare Abu Dhabi in una Singapore araba

02.06.2026 16:15
La guerra in Iran devasta il sogno di Mohammed bin Zayed di trasformare Abu Dhabi in una Singapore araba

Il grande sconfitto della guerra nel Golfo: Mohammed bin Zayed e i suoi sogni infranti

Mohammed bin Zayed, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, emerge come uno dei più grandi sconfitti nella guerra che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran. Conosciuto come “il Metternich del Golfo”, Bin Zayed aveva dedicato quindici anni alla costruzione di un ambizioso progetto per trasformare Abu Dhabi in un modello globale. Tuttavia, questa visione sta rapidamente svanendo, riporta Attuale.

Nell’analisi della situazione attuale, è evidente che si stia delineando il profilo di un perdente inatteso. Mentre si discutono le conseguenze della guerra in corso, Bin Zayed ha visto andare in frantumi il sogno di creare una “Singapore araba” con un potere geopolitico significativo. James Mattis, ex segretario alla Difesa degli Stati Uniti, aveva addirittura paragonato gli Emirati a “Atene e Sparta allo stesso tempo”.

La strategia di Bin Zayed mirava a stabilizzare il Medio Oriente contrastando due forze che egli considerava minacciose per gli Emirati: l’islam politico sunnita e l’espansione iraniana. Robert F. Worth, experte nel settore, spiega che, sebbene il progetto iniziale fosse basato su un equilibrio strategico, la guerra in Iran ha complicato notevolmente questa struttura, lasciando gli Emirati in una posizione precaria sia economicamente che militarmente.

Tra le fasi cruciali che hanno influenzato le convinzioni geopolitiche di Bin Zayed ci sono stati vari eventi significativi, inclusi gli attacchi dell’11 settembre 2001. La scoperta che due emiratini erano tra i terroristi lo ha spinto a ristrutturare l’apparato di sicurezza del suo paese. Allo stesso modo, le Primavere arabe del 2011 hanno rappresentato un punto di svolta, portando Bin Zayed a interpretarle come segnali di un imminente collasso regionale.

La sua reazione è stata una controrivoluzione caratterizzata da un forte interventismo economico e militare. Con le forniture di armi statunitensi come supporto, gli Emirati sono intervenuti in conflitti in Libia, Yemen e Sudan, sempre con l’obiettivo di contenere l’influenza islamista e iraniana. Tuttavia, nel tentativo di modernizzazione e apertura, hanno mantenuto un controllo politico rigoroso, caratterizzato da sorveglianza e repressione.

Il fallimento della campagna yemenita contro gli Houthi, la disillusione con l’amministrazione Obama riguardo all’accordo sul nucleare iraniano, e la recente guerra all’Iran, iniziata il 28 febbraio, hanno messo a dura prova la sua visione. La crescente instabilità nella regione sta rendendo difficile mantenere il fragile equilibrio che Bin Zayed ha cercato di costruire.

Inoltre, le divergenze con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman indicano che la competizione economica tra i due paesi sta aumentando, complicando ulteriormente la posizione di Bin Zayed. Ora più che mai, la sua strategia appare a rischio, con la sicurezza del suo regime minacciata su più fronti, mettendo in discussione la validità della sua visione di un Emirato forte e avanzato.

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