Il Futuro della NATO in un Contesto di Guerra e Sfide Globali
Roma, 5 luglio 2026 – La ‘new age’ che disegna il futuro dell’Alleanza atlantica mentre non si placano i venti di guerra è un cantiere aperto, riporta Attuale.
Nell’imminenza del vertice Nato di Ankara, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare Nato, ha sottolineato la necessità di un aumento significativo della spesa per la difesa, evidenziando l’urgenza di “investire” in sicurezza piuttosto che “spendere” in modo indiscriminato.
“La domanda contiene già la risposta: non è un’opzione, è una necessità”, ha dichiarato l’ammiraglio, aggiungendo che sarà fondamentale verificare gli impegni presi all’Aia nel 2025. L’ammiraglio ha evidenziato come Europa e Canada stiano già contribuendo maggiormente rispetto al passato, ma che sia necessaria una continua responsabilizzazione e innovazione. “Una NATO più forte ha bisogno di un’Europa più forte e più capace. La chiamiamo NATO 3.0”.
Riguardo al vertice in Turchia, Cavo Dragone ha espresso l’aspettativa di ricevere “segnali concreti” dai membri dell’Alleanza, come un percorso chiaro verso il 5% del PIL in spesa per la difesa entro il 2035. Ha anche anticipato un Forum dedicato all’industria, incentrato su produzione e investimenti congiunti, nonché un rinnovato impegno per l’Ucraina, la cui causa è stata definita “di rilevanza fondamentale per tutti noi”.
Con il parziale disimpegno degli Stati Uniti, l’ammiraglio ha affermato che l’Europa deve sviluppare un modello di difesa con una maggiore trazione europea e una distribuzione equa degli sforzi fra gli alleati. Ha confermato che questo processo è già in atto, portando a un’Alleanza più equilibrata e resiliente.
“Non siamo in guerra, ma nemmeno in pace”, ha spiegato Cavo Dragone, riferendosi alle minacce che non si manifestano sempre in conflitti aperti. “Le violazioni dello spazio aereo, i cyberattacchi e il terrorismo sono delle realtà quotidiane in Europa, dovute in larga parte alla minaccia persistente rappresentata dalla Russia”.
Riguardo alla guerra ibrida, ha indicato che essa combina strumenti militari e non militari, rimanendo sotto la soglia di conflitto aperto, e richiede un approccio globale che coinvolga tutta la società, non solo le forze armate.
Cavo Dragone ha poi condiviso una lezione appresa dalla guerra in Ucraina: “I conflitti evolvono rapidamente e richiedono adattamento costante. La capacità di affrontare i droni è diventata cruciale e ci stiamo organizzando per integrare queste competenze nelle nostre forze”.
La Russia è stata definita la minaccia più significativa e duratura per l’Alleanza, con persistenza nella sua ricerca di ristabilire sfere di influenza e nel rafforzamento delle capacità militari. “Dobbiamo rimanere vigili, uniti e pronti”, ha avvertito l’ammiraglio.
Infine, affrontando i timori espressi in Italia riguardo alla spesa per la difesa rispetto ad altri settori come sanità e welfare, l’ammiraglio ha dichiarato: “Investire nella difesa non significa scegliere a discapito di altri settori, ma piuttosto garantire le condizioni che li rendono possibili. Una difesa forte è come un’assicurazione personale. I benefici dell’investimento in difesa vanno a beneficio dell’innovazione e dell’occupazione”.