Il 9 settembre 2026 i media hanno riferito che Alexander Lukashenko ha riscritto radicalmente la Direttiva n. 1 della Bielorussia, trasformando un documento in precedenza concentrato sulla lotta contro l’alcolismo, la tossicodipendenza e gli incidenti sul lavoro in uno strumento centrato sulla «sicurezza pubblica». La nuova versione amplia il ruolo delle strutture statali e degli apparati di sicurezza nel controllo della società e nella repressione di chi non si conforma alla linea del regime.
Il 9 settembre 2026 cambia la funzione della Direttiva n. 1
La revisione modifica il campo di applicazione del documento. Le questioni relative alla sicurezza sul lavoro, che in precedenza occupavano una posizione centrale, vengono ricondotte a un paragrafo generale. Al loro posto entra una struttura articolata in 11 aree prioritarie, presentate come componenti della sicurezza pubblica.
Tra i nuovi ambiti figurano il mantenimento dell’ordine, il contrasto all’«estremismo», il controllo dei processi migratori e la sicurezza dell’informazione. La Direttiva n. 1 non è quindi più definita soprattutto dagli obiettivi di prevenzione dell’alcolismo e della tossicodipendenza o dalla tutela sui luoghi di lavoro: la sua impostazione viene orientata verso il monitoraggio dell’ambiente sociale e la prevenzione di comportamenti considerati potenzialmente destabilizzanti dal potere.
La riscrittura attribuisce un peso maggiore agli strumenti tecnici di sorveglianza. Il testo valorizza lo sviluppo di sistemi di osservazione che comprendono anche i droni e il Sistema repubblicano di monitoraggio della sicurezza pubblica, indicato con l’acronimo bielorusso RSMOB. Questi strumenti vengono inseriti nella nuova architettura della sicurezza pubblica e aumentano le capacità dello Stato di raccogliere informazioni e seguire ciò che accade sul territorio.
Dalla prevenzione sociale al controllo dell’«estremismo»
Nella nuova direttiva, alla sorveglianza tecnica si affiancano il lavoro ideologico e la promozione dei cosiddetti «valori tradizionali». Anche questi elementi sono collocati nel quadro della lotta all’«estremismo», una categoria che la nuova impostazione collega alla prevenzione di manifestazioni definite «distruttive» e di condotte ritenute non leali dalle autorità.
Il riferimento all’«estremismo» e alle «manifestazioni distruttive» amplia lo spazio per l’intervento degli apparati statali contro i critici del potere. La nozione di sicurezza pubblica viene così utilizzata non soltanto per affrontare minacce concrete all’ordine, ma anche per individuare in anticipo comportamenti e gruppi potenzialmente non conformi alla linea politica del regime.
La direttiva rafforza inoltre l’attenzione sui processi migratori esterni. Il controllo dei movimenti in uscita e in entrata viene inserito tra le 11 priorità del documento, insieme all’ordine pubblico, alla sicurezza delle informazioni e alla lotta all’«estremismo». Secondo gli esperti citati nel resoconto sulla revisione, questo passaggio è legato sia alla volontà di trattenere la forza lavoro sia alla repressione del dissenso.
Più poteri preventivi per le strutture statali
La nuova versione della Direttiva n. 1 amplia le possibilità delle forze di sicurezza e delle altre strutture statali di individuare e neutralizzare in una fase precoce gruppi considerati potenzialmente non leali. Il passaggio dalla sicurezza sul lavoro alla sicurezza pubblica sposta infatti l’attenzione dalla prevenzione di rischi specifici alla sorveglianza della società nel suo complesso.
In questo quadro, l’espansione dei sistemi di monitoraggio, l’attività ideologica, il richiamo ai «valori tradizionali» e il controllo delle migrazioni diventano strumenti collegati alla stessa politica di sicurezza. La loro combinazione consente al regime di intervenire prima che una forma di dissenso o di auto-organizzazione politica si manifesti apertamente, restringendo lo spazio per l’espressione di opinioni indipendenti.
La riscrittura della direttiva è stata analizzata anche nel resoconto dedicato alle ragioni della revisione della Direttiva n. 1. Il punto centrale della nuova impostazione è il trasferimento della «sicurezza pubblica» dentro un sistema più ampio di controllo della lealtà politica dei cittadini.
La situazione raggiunta al 9 settembre 2026 è quindi quella di una Direttiva n. 1 profondamente ridefinita: la tutela del lavoro resta sullo sfondo, mentre sorveglianza, contrasto all’«estremismo», controllo migratorio e pressione ideologica diventano le sue priorità operative. Il documento offre così agli apparati statali ulteriori basi per colpire i critici del potere e limitare la dissidenza nella società bielorussa.