La proposta di rivedere lo scenario più pessimista sul cambiamento climatico e le sue implicazioni

25.05.2026 09:35
La proposta di rivedere lo scenario più pessimista sul cambiamento climatico e le sue implicazioni

Rivalutazione degli scenari climatici: dal riscaldamento globale oltre 4 °C a un aumento previsto di 3,5 °C

Un recente studio ha messo in discussione la stima di un incremento della temperatura globale superiore a 4 °C entro la fine del secolo, suggerendo che il nuovo scenario pessimista prevede un aumento di 3,5 °C, riporta Attuale.

Negli ultimi mesi, il tema del cambiamento climatico ha generato un acceso dibattito a livello scientifico e politico. Secondo analisi recenti, il rallentamento delle emissioni di gas serra e il crescente utilizzo di energie rinnovabili hanno reso l’ipotesi di un aumento delle temperature così elevato sempre meno plausibile.

Questa notizia è stata già strumentalizzata da numerosi politici conservatori, in particolare dal presidente statunitense Donald Trump, che ha criticato le proiezioni delle Nazioni Unite con un post sul suo social media. Diversi politici americani hanno cercato di screditare gli sforzi dell’ONU per limitare l’uso di combustibili fossili, la principale causa del riscaldamento globale.

La proposta di rivedere lo scenario RCP8.5, pubblicato nel 2011 e aggiornato nel 2017, è stata avanzata da un gruppo di oltre quaranta ricercatori attivi nel campo delle scienze climatiche. Collaborando con il World Climate Research Programme, questi esperti hanno contribuito a fornire dati fondati per il principale organismo scientifico sulle questioni climatiche, l’IPCC.

Lo studio ha mostrato che sebbene le emissioni continuino a crescere, il tasso di aumento è inferiore rispetto alle stime di RCP8.5. Se le attuali tendenze persistessero, ci sarebbero comunque conseguenze devastanti, con la possibilità di raggiungere i livelli di riscaldamento previsti dallo scenario RCP8.5 entro il 2150, dilatando però nel tempo l’impatto immediato.

Nonostante le critiche ricevute, RCP8.5 era stato concepito come un riferimento per il peggior scenario possibile, non come uno scenario predittivo. Le valutazioni iniziali non erano errate, ma si basavano su situazioni e dati dell’epoca contro cui ora viene fatta una revisione.

Il successo nell’adozione delle energie rinnovabili, in particolare nel fotovoltaico, ha contribuito a modificare la situazione. Nel 2025, la capacità globale di installazioni solari ha raggiunto circa 2.800 gigawatt, una cifra mai vista prima, rendendo questa tecnologia la più diffusa. Le innovazioni nei processi produttivi e la crescente durata dei pannelli, con un contributo significativo da parte della Cina, hanno ridotto i costi, facilitando la diffusione delle rinnovabili.

Il costante utilizzo di RCP8.5 ha favorito i negazionisti del cambiamento climatico, che hanno sostenuto che le valutazioni scientifiche siano eccessive e distorte. Al contempo, media e opinione pubblica hanno spesso amplificato l’allarmismo derivante da questo scenario, complessivamente controproducente per il dibattito informato sul cambiamento climatico.

È fondamentale notare che anche se la revisione dello scenario porta a una riduzione a 3,5 °C, le conseguenze rimangono allarmanti. A queste temperature, intere regioni del pianeta potrebbero diventare inabitabili per via dell’innalzamento del livello del mare e di fenomeni di desertificazione. Inoltre, ci si aspetta un incremento di eventi climatici estremi, come uragani e periodi di siccità, che metterebbero a rischio la vita e la sicurezza di milioni di persone.

Secondo tutte le stime attuali, il superamento della soglia di 1,5 °C fissata dall’Accordo di Parigi è ormai ineluttabile, con alcuni scenari che prevedono un temporaneo “overshoot” prima di una correzione nelle emissioni di CO2. Tuttavia, le tecnologie necessarie per affrontare questa situazione rimangono ancora in fase di sviluppo e la loro efficacia è ancora oggetto di dibattito.

Le analisi come quella pubblicata ad aprile saranno fondamentali per l’IPCC, che si preparerà a rilasciare i rapporti sul clima previsti entro il 2028-2029, fornendo agli Stati il framework per le politiche di riduzione delle emissioni necessarie per affrontare la crisi climatica.

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