Parigi, 11 giugno 2026 – La traiettoria del cambiamento climatico sta peggiorando, secondo uno studio condotto da 73 ricercatori e ricercatrici provenienti da 17 Stati e 56 istituti di ricerca, pubblicato oggi, giovedì 11 giugno, nella rivista scientifica Earth System Science Data, intitolato “Indicators of Global Climate Change“. I risultati rivelano una situazione incompatibile con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare l’aumento della temperatura globale sotto 1,5°C rispetto all’era pre-industriale, con previsioni di superamento stabile di questo limite entro il 2030, riporta Attuale.
Emissioni record: 56,8 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti
Una delle autrici dello studio, Valérie Masson-Delmotte, climatologa francese ed ex copresidente del primo gruppo di lavoro dell’IPCC, ha sottolineato al quotidiano Le Monde che “nonostante i progressi, le emissioni mondiali di gas a effetto serra continuano ad aumentare, causando un riscaldamento di origine umana molto rapido, che ha già raggiunto +1,37°C nel 2025.”.
Il calcolo si basa sulla stima delle emissioni di gas a effetto serra che non devono superare i 130 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti: meno di quattro anni al ritmo attuale. Le emissioni globali hanno raggiunto un record di 56,8 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti nel 2024, con due terzi provenienti dall’utilizzo di combustibili fossili e il restante terzo dovuto alla riduzione delle particelle di aerosol nell’atmosfera, le cui attuali condizioni di riduzione migliorano l’impatto sul riscaldamento globale.
Livello del mare e ondate di calore marine
Oltre al superamento della soglia di +1,5°C, lo studio analizza anche altri dodici indicatori preoccupanti, tra cui le ondate di calore marine, che sono triplicate negli ultimi 30 anni. La durata della loro media è aumentata da 36 a 58 giorni, causando gravi danni agli ecosistemi già sovraccarichi le pressioni delle attività di pesca. La dilatazione termica dell’acqua e lo scioglimento dei ghiacciai hanno fatto alzare il livello del mare di 23 centimetri dal 1901, tre centimetri in più rispetto al 2018. Un fenomeno El Niño, previsto particolarmente intenso nel 2027 secondo il programma di osservazione europeo Copernicus, rischia di amplificare l’impatto di questi dati. Il rapporto avverte che le informazioni potrebbero essere minacciate da eventuali tagli alla ricerca, specialmente se gli Stati Uniti cessassero di finanziare la rete di sensori oceanici, come promesso dall’amministrazione Trump.