L’assegno è stato abolito a seguito di una delibera del M5s, ma oggi diversi ex parlamentari, tra cui **Paolo Guzzanti**, chiedono il suo ripristino. Ci sono quasi **mille** ex deputati in attesa di una decisione dalla **2018** su questo tema. L’assegno, che era stato ridotto drasticamente e modificato in un sistema pensionistico calcolato in base ai versamenti, è oggetto di un ricorso. Inizialmente supportato da **1.300 ex** parlamentari, il numero è diminuito dopo **7 anni**, ma molti restano determinati. “Ho dato il sangue in Parlamento. Toglierci quei soldi è una palese ingiustizia”, afferma Guzzanti, riporta Attuale.
Il ricorso
Una settimana fa ha avuto luogo la prima udienza di fronte al **Collegio d’Appello di Montecitorio**, il tribunale di secondo grado della Camera. Secondo il **Corriere della Sera**, il Collegio, presieduto da **Ylenja Lucaselli (FdI)**, si è riservato il diritto di emettere una decisione. Tra i ricorrenti figurano ex ministri come **Mario Landolfi**, politici di lungo corso come **Carmelo Briguglio**, e volti noti come **Mario Capanna** e l’ex attrice hard **Ilona Staller**. Ci sono anche i socialisti **Fabrizio Cicchitto, Margherita Boniver e Claudio Martelli**, insieme a giornalisti come **Tiziana Maiolo e Paolo Guzzanti** e ex sindaci come **Antonio Bassolino e Rosa Russo Iervolino**, e l’attuale sindaco di Imperia e ex ministro dell’Interno, **Claudio Scajola**.
Il vitalizio non è un regalo
Fra i ricorrenti ci sono gli ex parlamentari più giovani; gli anziani hanno beneficiato di una sentenza del **2022** che ha annullato la delibera Fico. In loro difesa si schiera l’ex parlamentare e avvocato **Maurizio Paniz**, il quale sottolinea che il vitalizio “non è un regalo”, bensì un **trattamento pensionistico legittimo**. “Ogni parlamentare, come tutti i politici impegnati per anni nell’attività pubblica, ha diritto a un trattamento pensionistico; il vitalizio non è un dono ma semplicemente una pensione, accessibile al compimento del **65esimo anno di età** e legata ai contributi versati”, spiega al quotidiano. Secondo l’**Associazione ex parlamentari**, il ricorso riguarda una minoranza che vive ancora un trattamento molto discriminatorio rispetto alla maggioranza dei deputati e a tutti i senatori, per i quali è stato applicato il principio costituzionale della legittima aspettativa.
Il caso Guzzanti
Infine, c’è **Paolo Guzzanti**, che in passato ha rivelato le sue difficoltà finanziarie. Attualmente, Guzzanti ha espresso il suo discontento riguardo alla riduzione del vitalizio: “Quando i 5 Stelle hanno approvato la sforbiciata, mi sono arrabbiato per la violenza inflitta nei confronti del Parlamento e per il discredito verso deputati e senatori. Il Parlamento è sacro per me”. Questo discredito ha radici profonde, a partire dall’episodio del lancio delle monetine a **Craxi**, un momento che ha segnato l’inizio della delegittimazione del Parlamento, applaudita da varie fazioni politiche. “Da lì inizia il declino della democrazia parlamentare”, prosegue Guzzanti.
3000 euro
Oggi, Guzzanti riceve un vitalizio di **3000 euro**, precisando che il suo importo è tra quelli meno ridotti dopo la delibera. “Sono entrato già con il **contributivo**”, spiega. Rivendica il suo diritto a ricevere tale assegno, affermando: “Perché non dovrei? Ritengo sia giusto per tutti coloro che hanno servito il **Parlamento della Repubblica**. Ho dato il sangue come presidente della commissione **Mitrokhin**. Tornassi indietro, non so se rifarei il parlamentare. Ne vale davvero la pena?”. Riguardo al suo recente appello per i 14 euro residui nel conto, chiarisce: “C’è chi ha dubbi, ma chiunque abbia affrontato un divorzio o problemi col fisco può capire. Ho sistemato provvisoriamente la situazione, ma non sono certo ricco”.
La questione del ripristino del vitalizio per gli ex parlamentari, sollevata da figure come Paolo Guzzanti, evidenzia un dibattito acceso e complesso che coinvolge diritti pensionistici e percezione pubblica del funzionamento del Parlamento. Nonostante la riduzione dei vitalizi e il passare del tempo, molti ex deputati rimangono determinati a lottare per il loro riconoscimento, considerandolo un trattamento pensionistico legittimo piuttosto che un privilegio. Il caso Guzzanti, con le sue personali difficoltà finanziarie e il richiamo all’importanza del Parlamento, sintetizza la lotta di una categoria che si sente spesso stigmatizzata e in attesa di giustizia. Le recenti udienze al Collegio d’Appello rappresentano un importante passo verso una risoluzione, in un contesto in cui il futuro dei vitalizi è ancora incerto.