El Salvador: approvate riforme che introducono l’ergastolo per i minorenni
Mercoledì il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, ha autorizzato alcune riforme costituzionali che introducono la pena del carcere a vita a partire dai 12 anni. La riforma prevede che chiunque venga condannato per omicidio, femminicidio, stupro o terrorismo sia soggetto a questa pena, che entrerà in vigore il prossimo 26 aprile, riporta Attuale.
Il parlamento salvadoregno, dominato dal partito conservatore di Bukele, ha approvato queste riforme a marzo. Bukele, che guida il paese dal 2019, si autodefinisce “il dittatore più cool del mondo” e ha implementato una serie di misure autoritarie, nonostante il suo regime abbia ridotto i tassi di criminalità nel paese. Tuttavia, l’introduzione dell’ergastolo per i minorenni pone interrogativi sulla direzione delle libertà civili nel paese.
Fino ad ora, i minorenni di almeno 12 anni che commettevano reati gravi potevano ricevere pene massime di dieci anni, con alcune eccezioni. La nuova legge stabilisce che per i reati gravi la pena sarà automaticamente l’ergastolo. I minorenni accusati di crimini organizzati saranno giudicati da tribunali specializzati, anziché dai tribunali per minorenni, e potranno essere detenuti in carceri per adulti, separati per fasce d’età.
Le riforme prevedono anche una possibile revisione della pena per i minorenni, che possono ottenere la libertà vigilata solo dopo 25 anni. Tuttavia, per reati diversi, la pena massima rimarrà a 15 anni. Queste modifiche sono solo le più recenti di un insieme di politiche che Bukele ha attuato per aumentare il controllo sulle istituzioni e limitare le libertà civili, incluse riforme sulla possibilità di restare in carica oltre i tradizionali limiti di mandato presidenziale.
Il governo di Bukele è stato criticato per le sue misure dure contro il crimine, incluse detenzioni di massa e violazioni dei diritti umani, in particolare a seguito di uno stato di emergenza dichiarato nel 2022. Si stima che circa 90mila persone siano state incarcerate in questo contesto, anche senza prove concrete di coinvolgimento in attività criminali, con Bukele che sostiene che circa 8mila siano state successivamente liberate.