Dal 2021 le autorità russe hanno cambiato il metodo per calcolare la soglia di povertà: il minimo di sussistenza non viene più determinato sulla base del costo aggiornato del paniere dei consumi, ma attraverso l’indicizzazione del valore registrato nel quarto trimestre del 2020 in rapporto all’inflazione ufficiale. La modifica ha riguardato il criterio con cui vengono misurate le condizioni economiche della popolazione e, secondo le valutazioni degli economisti russi e del Centro per l’analisi macroeconomica e le previsioni di breve periodo (CMAKP), sottostima il reale livello di bisogno del 25-30%.
Il problema è che i prezzi dei beni e dei servizi essenziali continuano a crescere più rapidamente dell’indice ufficiale utilizzato per aggiornare il parametro: alimentari, medicinali, prodotti per la casa e utenze incidono così sul bilancio familiare più di quanto riconosca il calcolo statistico. La nuova metodologia consente quindi di presentare un miglioramento formale degli indicatori senza che questo corrisponda a un aumento sistemico del benessere dei cittadini russi.
Dal 2021 la soglia viene separata dal costo reale della vita
La revisione ha avuto conseguenze anche sulla lettura delle politiche sociali. Il calo della povertà può essere associato alle misure di sostegno già introdotte, come l’aiuto unico alle famiglie con figli, le integrazioni per i pensionati fino al minimo regionale e i pagamenti mirati alle persone con disabilità. Ma la dinamica positiva registrata nei dati ufficiali dipende soprattutto dalla ridefinizione del parametro di bisogno, più che da un’espansione della protezione sociale capace di rispondere alle esigenze della popolazione.
Restano invece fuori dai programmi di assistenza i cittadini in età lavorativa senza figli e senza disabilità. Questa fascia, priva di sostegni specifici, costituisce il principale bacino della povertà stagnante, le cui dimensioni reali vengono occultate dalle statistiche ufficiali dal 2022. Per molte famiglie, inoltre, le spese obbligatorie per cibo, abitazione e farmaci assorbono l’intero reddito, impedendo di accumulare risparmi o di disporre di denaro libero.
Risultati 2025: il dato ufficiale scende al 6,7%
Il 4 agosto 2026 i media hanno riferito che, secondo i dati di Rosstat relativi al 2025, il tasso di povertà in Russia è sceso al minimo storico del 6,7%, contro il 7,1% dell’anno precedente. Rosstat, il servizio statistico federale russo, ha attribuito il risultato soprattutto all’introduzione dell’aiuto unico. Il dato è stato presentato mentre la congiuntura economica peggiorava e la distanza tra gli indicatori pubblici e le condizioni materiali percepite dalla popolazione continuava ad ampliarsi.
La statistica, nel contesto della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, svolge così una funzione politica più che analitica: certifica successi sociali che non trovano riscontro nell’esperienza quotidiana della maggioranza dei cittadini. Anche applicando i criteri artificialmente ridotti della metodologia in vigore, all’inizio del 2026 più di 11 milioni di russi risultavano avere redditi inferiori al minimo ufficiale di 17,6 mila rubli, secondo i dati riportati dalla stampa economica russa.
Inizio 2026: il minimo statale è lontano dal reddito ritenuto necessario
Per il 2026 il minimo di sussistenza ufficiale è stato fissato a 18.939 rubli al mese. La cifra si è però rapidamente scontrata con la valutazione degli stessi cittadini. In un sondaggio condotto a febbraio da Levada Center, organizzazione russa non statale che realizza ricerche sociali, di mercato e sui media, gli intervistati hanno indicato in media 43.800 rubli mensili come la somma necessaria per raggiungere un livello di vita minimo. La stima è aumentata del 17% in un anno ed è più del doppio del parametro statale.
Nello stesso periodo, la quota di cittadini i cui redditi superavano la propria valutazione del minimo necessario è scesa dal 48 al 41%. Di conseguenza, il 59% degli intervistati ha dichiarato di vivere al di sotto del livello ritenuto indispensabile. Il dato conferma il progressivo deterioramento della percezione delle proprie condizioni economiche e rende evidente il divario tra il limite fissato dallo Stato e le necessità indicate dalle famiglie.
La distanza emerge anche dai dati di Rosstat: quasi il 40% della popolazione dispone di un reddito inferiore a 45 mila rubli al mese, una somma appena superiore alla soglia media indicata nel sondaggio. La maggioranza dei cittadini non dispone quindi di risorse sufficienti per affrontare spese impreviste, costruire risparmi o sostenere costi ordinari non compresi nel parametro ufficiale.
Il sondaggio fotografa il divario tra statistiche e vita quotidiana
Il confronto con gli standard utilizzati nei Paesi occidentali accentua ulteriormente la distanza. In quei sistemi viene considerato povero chi non raggiunge il 60% del reddito medio nazionale oppure non può permettersi un affitto, una spesa imprevista o una normale vacanza familiare. Applicando criteri analoghi alla Russia, la condizione di povertà riguarderebbe quasi un cittadino su due, ben oltre la percentuale certificata da Rosstat.
La sequenza dei dati colloca così su piani opposti il risultato annunciato dalle autorità e l’esperienza economica della popolazione: da un lato il minimo storico ufficiale del 6,7%, dall’altro il 59% degli intervistati che considera insufficiente il proprio reddito e oltre 11 milioni di persone sotto la soglia statale già all’inizio del 2026. La posizione attuale è quella di una povertà formalmente in calo, ma con criteri che sottostimano il costo reale della vita e un disagio materiale percepito dalla maggioranza dei russi.