La Russia estende la militarizzazione dei giovani fino alla soglia del reclutamento

02.09.2026 18:45
La Russia estende la militarizzazione dei giovani fino alla soglia del reclutamento
La Russia estende la militarizzazione dei giovani fino alla soglia del reclutamento

Nel 2019 il ricercatore OSINT e volontario della comunità internazionale di intelligence InformNapalm Andrij Lučkov e il ricercatore polacco Andrzej Leszkiewicz pubblicarono un’ampia indagine sulla militarizzazione dei minori in Russia e nei territori ucraini temporaneamente occupati, Crimea e Donbass. Lo studio, intitolato «Putinjugend: bambini per la guerra russa», documentava come il Cremlino utilizzasse strutture statali, scuola e organizzazioni patriottico-militari per orientare la coscienza dei più giovani, normalizzare la cultura militare e prepararli a future guerre.

Già allora gli autori descrivevano la militarizzazione dell’infanzia come una componente della politica statale russa, diretta a preparare il Paese a nuove aggressioni militari. L’indagine suscitò un’ampia eco in Ucraina e all’estero, ma nei sette anni successivi il sistema non è stato ridimensionato: al contrario, si è ampliato e ha incorporato l’esperienza della guerra su vasta scala condotta dalla Russia contro l’Ucraina.

Nel 2019 InformNapalm richiamava l’attenzione sulla «Junarmija», sui corsi per cadetti, sui campi militari e sul coinvolgimento dei minori in esercitazioni di tiro e addestramento. Nel 2026 la rete comprende anche programmi di massa dedicati ai droni, allo sminamento, alle tecniche d’assalto, alle comunicazioni militari e alla gestione informativa delle operazioni belliche.

Agosto-settembre 2026: la «Zarnica 2.0» diventa una struttura federale

Uno degli esempi più evidenti di questa evoluzione è la finale federale della terza stagione del gioco militar-patriottico nazionale «Zarnica 2.0», organizzata nella regione di Volgograd tra agosto e settembre 2026. La parola «gioco» non restituisce però la dimensione dell’iniziativa: per scala, organizzazione, profilo degli istruttori e discipline previste, il progetto è ormai molto più di una competizione sportivo-militare per bambini.

Secondo gli organizzatori, nel 2026 hanno presentato domanda oltre 3,2 milioni di studenti delle scuole e degli istituti superiori. La prima sessione della finale federale ha riunito 960 partecipanti della fascia d’età più alta, distribuiti in 96 squadre da dieci persone. Nella comunicazione ufficiale gli adolescenti vengono indicati regolarmente come «combattenti».

«Zarnica 2.0» è realizzata dal Movimento dei Primi, dalla Junarmija e dal centro «VoIN», con il sostegno dell’Agenzia federale per la gioventù, del ministero dell’Istruzione e del ministero della Difesa russi, all’interno del progetto nazionale federale «Giovani e bambini». Non si tratta dunque di un’iniziativa spontanea o di un’attività locale, ma di una parte della politica statale russa rivolta alle nuove generazioni.

Nel 2026 la Russia ha inoltre esteso le fasce d’età del progetto. La categoria più giovane comprende i bambini dai 7 ai 10 anni; quella intermedia dagli 11 ai 13; quella maggiore dai 14 ai 17; la categoria speciale dai 18 ai 23 anni. L’innalzamento del limite superiore consente di coinvolgere anche studenti degli istituti universitari pedagogici, che possono poi essere impiegati come formatori dei più piccoli.

Il ministero dell’Istruzione russo presenta «Zarnica 2.0» come uno strumento per applicare le conoscenze di preparazione militare di base e come un orientamento professionale per i giovani interessati agli istituti e alle università militari, pronti, secondo la formula degli organizzatori, a «legare il proprio futuro al servizio della Patria».

Ne risulta una traiettoria continuativa di socializzazione militare: il primo contatto con il gioco a 7 anni, l’assegnazione di una specialità para-militare dagli 11, scenari tattici più complessi tra i 14 e i 17 e una fascia speciale dai 18 ai 23 anni, vicina all’età di accesso agli istituti militari o della firma di un contratto con il ministero della Difesa. Ufficialmente «Zarnica» non è definita un programma per la preparazione della riserva di mobilitazione, ma la categoria degli adulti costituisce un ambiente di socializzazione militare preliminare, orientato anche al reclutamento.

Dagli 11 anni entrano in scena droni, assalti e comunicazioni

Per i bambini più piccoli l’iniziativa conserva alcuni elementi della tradizionale gara sportivo-militare. Nelle fasce superiori, invece, la struttura riproduce il funzionamento di un’unità militare. Nel 2026 le specialità previste sono sette: comandante, assaltatore, geniere-sminatore, medico, operatore delle comunicazioni, operatore di sistemi senza pilota e corrispondente di guerra.

Accanto alla specializzazione individuale, i partecipanti affrontano addestramento al tiro e tattico, medicina tattica, protezione nucleare, radiologica, biologica e chimica, allestimento del terreno e mimetizzazione delle posizioni, sopravvivenza in condizioni estreme. La finale federale si conclude con un grande gioco tattico comprendente servizio di guarnigione, marcia combinata, azioni sul terreno e una «battaglia finale».

La specialità dell’assaltatore è descritta nei canali ufficiali attraverso attività come la soppressione delle posizioni avversarie, il lavoro in coppia, l’impiego dei ripari, l’ingresso negli edifici e il combattimento in spazi chiusi. Gli adolescenti non vengono quindi addestrati soltanto a superare un percorso a ostacoli: apprendono una versione funzionale del moderno reparto da combattimento.

Il settore dei droni trasferisce direttamente nell’addestramento giovanile l’esperienza della guerra russo-ucraina. Gli operatori devono usare tre tipi di piattaforma: da ricognizione, d’attacco e terrestre. Le prove prevedono l’installazione di un ripetitore, la ricognizione aerea, l’individuazione di personale e postazioni di fuoco del nemico simulato, il lancio di carichi e l’impiego di un drone d’attacco per colpire una postazione, prima del rientro del mezzo.

La valutazione riguarda sia il pilotaggio sia la precisione nel colpire gli obiettivi e il tempo impiegato per completare il compito di combattimento. La guerra condotta dalla Russia contro l’Ucraina viene così trasformata in un repertorio operativo per la formazione degli adolescenti.

Il corrispondente di guerra e la costruzione del fronte informativo

All’interno della squadra, accanto ad assaltatori, genieri, operatori delle comunicazioni e dei droni, c’è anche il corrispondente di guerra. Il suo compito ufficiale è documentare gli eventi, realizzare fotografie e video, condurre interviste, raccogliere e analizzare materiali, preparare notizie e gestire i canali informativi della squadra. Tra gli obiettivi dichiarati figura anche la capacità di distinguere le informazioni veritiere da quelle inattendibili.

La funzione, tuttavia, non si limita all’educazione ai media. Nei documenti di una regione relativi alla finale federale è previsto che la squadra riceva 0,1 punti per ogni iscritto al proprio canale; inoltre, l’attività degli spettatori durante la diretta della battaglia finale può offrire un vantaggio nella competizione.

Ai partecipanti vengono così trasmesse competenze nella creazione di una piattaforma informativa, nella produzione di contenuti, nel rapporto con il pubblico, nell’aumento della portata dei messaggi e nella costruzione della narrazione sulle attività della propria «unità». La squadra riproduce contemporaneamente la componente cinetica della guerra — comandante, assaltatori, geniere, medico, comunicazioni e droni — e quella informativa, dal corrispondente al contenuto, dal canale al pubblico e alla formazione della percezione degli eventi.

I veterani della guerra contro l’Ucraina come istruttori e modelli

La militarizzazione passa anche attraverso le figure poste davanti ai partecipanti. Il comandante della finale federale è Vladimir Michajlovskij, maggiore della Guardia, decorato con tre Ordini del Coraggio, reduce della guerra contro l’Ucraina e partecipante al programma presidenziale per la formazione dei quadri «Vremja geroev», «Il tempo degli eroi».

Le quattro «armate» della finale sono guidate da partecipanti allo stesso programma e da militari russi decorati per la loro partecipazione alla guerra. L’armata «Amur» è affidata a Egor Aleksandrovič Zacharov, Eroe della Federazione Russa e insignito dell’Ordine del Coraggio; l’armata «Ob» a Vadim Andreevič Bykov, decorato con due Ordini del Coraggio; l’armata «Kama» ad Aleksej Sergeevič Žbanov, anch’egli insignito di due Ordini del Coraggio; l’armata «Volga» a Vladislav Andreevič Frolov, decorato con l’Ordine del Coraggio.

In una delle slide ufficiali degli organizzatori, il vicecomandante del gioco è indicato come Nikita Aleksandrovič Ivanov, presentato come partecipante alla cosiddetta «operazione militare speciale», decorato con la medaglia Suvorov, membro della Junarmija e impegnato nell’educazione militar-patriottica dei giovani.

Ai bambini non viene proposto soltanto un’immagine storica e astratta del militare: nell’ambito del gioco vengono posti direttamente sotto l’autorità di persone con esperienza nella guerra d’aggressione russa contro l’Ucraina. Gli organizzatori spiegano che i formatori devono trasmettere non solo abilità pratiche, ma anche la propria visione del mondo e la propria esperienza. Žbanov ha dichiarato, per esempio, di voler condividere la propria visione e diventare un punto di riferimento per i partecipanti.

Nel 2026 i territori occupati entrano nella geografia del progetto

«Zarnica 2.0» viene utilizzata anche per integrare nella rappresentazione statale russa i territori ucraini occupati. Nella mappa ufficiale della finale, la Crimea temporaneamente occupata è inserita senza note o avvertenze nel Distretto federale meridionale della Russia e, di conseguenza, nell’area dell’armata «Volga». Alla stessa armata risultano associati anche quattro «distaccamenti speciali» che, secondo la mappa, comprendono territori ucraini temporaneamente occupati.

La partecipazione dei bambini ucraini dei territori occupati è attestata da altri materiali ufficiali russi. In Crimea, nel 2026, la Russia ha organizzato una propria fase regionale di «Zarnica 2.0», alla quale, secondo il ministero russo per le Situazioni di emergenza, hanno preso parte circa 500 bambini. I vincitori di Sinferopoli sono stati inviati alla fase successiva nella regione di Volgograd.

Nella fase distrettuale del Distretto federale meridionale hanno partecipato, alla pari con le regioni russe, squadre provenienti dalle oblast’ di Donec’k e Luhans’k occupate. Anche queste squadre hanno gareggiato nella categoria dai 18 ai 23 anni e nelle sette specialità para-militari. Il progetto svolge così anche una funzione di normalizzazione cognitiva dell’occupazione.

Dal precedente del 2019 alla struttura visibile nel 2026

Programmi patriottico-militari, per cadetti e di difesa rivolti ai giovani esistono in più Paesi. L’analogia con la Hitlerjugend non deriva quindi semplicemente dalla presenza di bambini in uniforme o dall’insegnamento del primo soccorso, dell’orientamento e delle tecniche militari.

Il parallelismo riguarda il meccanismo: il Memorial Museum dell’Olocausto degli Stati Uniti descrive la Hitlerjugend come uno strumento statale che formava la visione del mondo dei giovani e preparava i ragazzi al futuro servizio militare, attraverso esercizi, addestramento all’uso delle armi, propaganda, rituali collettivi e fedeltà al regime. In Germania la partecipazione alle organizzazioni giovanili naziste divenne obbligatoria entro il 1939.

«Zarnica 2.0» non è oggi identica alla Hitlerjugend: in Russia non esiste ancora un’analoga obbligatorietà giuridica e il contesto storico e politico è diverso. Ma la struttura comprende un’ampia mobilitazione statale dei minori, l’avvio dell’educazione militare dalla scuola primaria, la fusione tra formazione ideologica e addestramento, una gerarchia militare ritualizzata, la celebrazione dei partecipanti all’attuale guerra d’aggressione, specialità legate al campo di battaglia contemporaneo, una traiettoria verso il servizio, l’inclusione dei territori occupati e un apparato informativo rivolto al pubblico.

Per questo l’espressione «Putinjugend» descrive il vettore assunto dal sistema russo: uno Stato che conduce una guerra di conquista non mobilita soltanto la generazione attuale, ma prepara quella successiva. Non tutti i 3,2 milioni di iscritti diventeranno militari, e non è corretto considerare automaticamente ogni bambino un futuro soldato; il dato decisivo è tuttavia la scala dell’apparato e la continuità che collega l’infanzia, la formazione tecnica, la narrazione della guerra e l’età del reclutamento.

Nel 2026 questa organizzazione normalizza la cultura militare dalla scuola primaria, introduce ruoli funzionali dagli 11 anni, trasferisce nell’addestramento l’esperienza dei droni d’attacco e delle operazioni d’assalto, assegna ai reduci della guerra contro l’Ucraina il ruolo di mentori, forma una parte dei giovani alla gestione dell’ambiente informativo e prosegue fino ai 23 anni. Il sistema descritto nel 2019 è quindi diventato più vasto, tecnologico e aderente alle necessità del campo di battaglia contemporaneo.

La posizione attuale è questa: nel 2026 la militarizzazione russa dei minori non è più soltanto un avvertimento sul futuro, ma una struttura statale osservabile nelle sue attività, nei suoi programmi e nelle persone che la dirigono.

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