Roma, 14 febbraio 2026 – La ricerca attorno alla strage di Rigopiano, avvenuta il 18 gennaio 2017 e costata la vita a 29 persone, ha rivelato una complessità scientifica che richiede attenzione e chiarezza. Nel processo d’appello bis conclusosi recentemente a Perugia, tre funzionari regionali sono stati condannati a sei anni di carcere, mentre cinque sono stati assolti e per altri due è scattata la prescrizione, riporta Attuale.
La valanga e il terremoto
Il sismologo dell’Ingv, Thomas Braun, ha contribuito a uno studio internazionale pubblicato nel 2020 che esamina l’evento della valanga di Rigopiano, escludendo che fosse provocato dai terremoti avvenuti quel giorno. Braun ha affermato che la possibilità di un legame tra il terremoto e la valanga era “molto improbabile”, osservando che le scosse avevano causato forte preoccupazione tra gli ospiti dell’hotel, pronti a fuggire ma bloccati da un’imponente massa di neve.
Terremoto e valanga, le conclusioni opposte
Il dibattito sul nesso di causa ed effetto tra valanga e terremoto ha visto risultati contrastanti. L’università di Chieti, infatti, ha sostenuto che il sisma avrebbe innescato il distacco della neve. Questa discrepanza evidenzia la necessità di ulteriori indagini scientifiche per chiarire le dinamiche degli eventi.
Lo studio delle valanghe in Italia
Braun è un sostenitore della sismologia forense e analizza episodi variabili, da incidenti aerei ad esplosioni, ritenendo fondamentale “dare informazioni alla cittadinanza” quando si verificano eventi spaventosi. Riguardo alla tragedia di Rigopiano, ha dichiarato: “Non abbiamo bisogno del terremoto per spiegare la valanga”, suggerendo che anche fattori semplici come un aumento di temperatura potessero aver contribuito all’evento catastrofico.
In relazione al rischio valanghe in Italia, il sismologo valuta che oltre 9.283 chilometri quadrati del territorio montano, quasi il 14% del totale sopra gli 800 metri, potrebbero essere considerati area a rischio. Il cambiamento climatico, secondo Braun, accentuerà questa problematica, evidenziando che nelle regioni alpine le temperature non scendono più sotto zero nemmeno in estate, destabilizzando ghiacciai e permafrost.