Situazione precaria nel centro per migranti di Gjader, Albania
Il centro per migranti realizzato dall’Italia a Gjader, in Albania, continua a rimanere in gran parte vuoto, con solo 25 persone attualmente presenti, a fronte di una capienza di 144 posti. Questa situazione perdura a un anno dall’arrivo dei primi migranti e nonostante il centro sia operativo dal marzo scorso come centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) su suolo italiano, i rapporti dei deputati del Partito Democratico Rachele Scarpa e Matteo Orfini, insieme a Riccardo Magi di +Europa, evidenziano un’assoluta inefficacia nella gestione della struttura, riporta Attuale.
Un’inchiesta della giornalista di Repubblica, Alessandra Ziniti, rivela che all’interno del centro ci sono più forze dell’ordine che migranti. Le condizioni di vita sono allarmanti, con detenuti descritti come “imbambolati” e alcuni in stato catatonico a causa di psicofarmaci. Un uomo algerino ha raccontato di essere stato soccorso in mare al largo della Sardegna e trasferito a Gjader senza spiegazioni. Un marocchino ha addirittura tentato il suicidio il giorno del suo arrivo.
Scarpa ha rivelato che nel registro degli “eventi critici” del CPR sono stati segnalati 95 incidenti dall’apertura del centro, la maggior parte dei quali legati a autolesionismo e un episodio di sciopero della fame. Nonostante le richieste, il governo non ha fornito i dati esatti riguardanti i rimpatri effettuati, con le stime parlamentari che parlano di circa 40 soltanto, mentre le modalità di trasferimento dei migranti a Gjader sono cambiate: ora si usano aerei della Guardia di Finanza, data la scarsa affluenza.
Il centro di Gjader, insieme all’hotspot di Shengjin, è stato progettato dal governo di Giorgia Meloni per gestire i migranti soccorsi in mare, ma attualmente il centro di Shengjin è inutilizzato. Originariamente, Gjader era destinato a essere un centro di trattenimento con una capienza totale di 880 posti, affiancato da un CPR e un carcere, tutti al momento vuoti.
Nonostante i centri siano stati resi operativi a ottobre 2024, il governo ha affrontato difficoltà nell’utilizzo efficace della struttura a causa della mancanza di convalida da parte dei tribunali competenti, che hanno ritenuto i trattenimenti in contrasto con le normative europee. Solo a marzo scorso, il governo ha approvato un decreto che consente l’uso del centro di Gjader come un CPR italiano, rinunciando così all’uso dei centri albanesi per i migranti salvati.
I CPR, spazi in cui vengono trattenuti i migranti irregolari in attesa di espulsione, sono stati oggetto di critiche in merito alle loro condizioni, con rapporti di detenzione pessime, anche a Gjader, e a un evidente fallimento nel raggiungere il loro scopo di rimpatrio efficace.
Un report dell’organizzazione umanitaria ActionAid e dell’Università di Bari, pubblicato a luglio, evidenzia che il CPR albanese ha avuto i costi più elevati tra quelli italiani, con una spesa pubblica di 570mila euro per soli cinque giorni di attività nel 2024.