Muore Rodrigo Moya, il celebre fotoreporter della rivoluzione in America Latina
Rodrigo Moya, il fotoreporter messicano noto per le sue immagini iconiche della lotta armata in America Latina, è morto il 30 luglio 2025 in Messico. A 85 anni, Moya è ricordato come uno dei più importanti fotoreporter latinos, essendo riuscito a catturare la vita quotidiana e le ingiustizie sociali durante gli anni Cinquanta e Sessanta, un periodo segnato da conflitti e trasformazioni, riporta Attuale.
Nato a Medellín, in Colombia, Moya si trasferì a Città del Messico nel 1937. Inizialmente iniziò la sua carriera fotografica come reporter per la rivista Impacto, abbandonando gli studi di Ingegneria per dedicarsi completamente alla fotografia. Il suo approccio originale lo portò a documentare la realtà sociale del Messico lontano dall’immagine idilliaca proposta dal governo del Partito Rivoluzionario Istituzionale, attivo dal 1928 al 2000.
Convinto marxista, Moya affrontò difficoltà nel pubblicare molte delle sue opere più iconiche, specialmente quelle che documentavano proteste, scioperi e la miseria della popolazione. In una delle sue riflessioni, raccontò di avere «due macchine fotografiche nella mente»: una per il lavoro retribuito e l’altra per la sua «coscienza ribelle», che immortalava le contraddizioni che scopriva durante i suoi reportage.
Durante la sua carriera, Moya ha coperto conflitti armati in Guatemala, Venezuela e nella Repubblica Dominicana, dove si distinse per la sua capacità di vivere fianco a fianco con i ribelli. Tra le sue fotografie più celebri c’è quella di Ernesto “Che” Guevara, scattata nel 1964 durante un incontro a Cuba. Questa immagine si distingue per la sua intimità rispetto ai ritratti ufficiali, mostrando un “Che” intensamente contemplativo. L’incontro, inizialmente previsto per pochi minuti, si trasformò in una lunga conversazione grazie all’intervento del fumettista Eduardo del Río, ammirato da Guevara.
Moya ha anche immortalato figure di spicco come John F. Kennedy e Gabriel García Márquez. La famosa fotografia di García Márquez con un occhio pesto, risalente al 1976, fu pubblicata solo più tardi, suscitando anni di speculazioni sui motivi dietro quel livido, che si rivelò essere il risultato di una lite con Mario Vargas Llosa.
Negli anni successivi, Moya ha lasciato il fotogiornalismo, turbato dalla situazione economica e politica in Messico. Fondò una rivista sulla pesca, Técnica Pesquera, che diresse fino al 1990. Al termine della sua carriera, tornò alla fotografia e nel 2004 pubblicò Foto Insurrecta, dando nuovo vigore al suo lavoro che venne esposto in varie mostre internazionali.
Il suo contributo come testimone della storia è stato riconosciuto e celebrato, rimanendo una figura fondamentale nella narrazione visuale delle lotte sociali in America Latina.