Il regime iraniano rafforza il suo potere nonostante i bombardamenti
Durante il conflitto con Israele e gli Stati Uniti, l’Iran ha dimostrato una sorprendente resilienza, riuscendo a colpire almeno venti navi nel **stretto di Hormuz** e a trasformare il blocco marittimo in uno strumento di ricatto strategico. Le assicurazioni navali sono schizzate alle stelle, scoraggiando gran parte del traffico marittimo cruciale per l’economia globale, un fatto che ha ripercussioni dirette su petroliere e cargo di merci essenziali, riporta Attuale.
Nonostante i bombardamenti statunitensi e israeliani che hanno preso di mira i vertici militari iraniani, provocando la morte di numerosi comandanti, il regime ha mantenuto una sorprendente capacità di deterrenza. Gli Stati Uniti hanno esplorato opzioni aggressive per neutralizzare il controllo iraniano, tra cui possibili invasioni di isole strategiche, ma hanno desistito per il timore di un costo umano elevato e di perdite materiali.
Il conflitto si è così trasformato in una lotta contro il tempo: chi resisterà più a lungo? Il regime iraniano, a distanza di oltre un mese dal conflitto, ha dimostrato di avere la meglio. La fortezza del regime è stata confermata dalla rapida successione di leader, incluso il passaggio della guida suprema da Ali Khamenei a suo figlio Mojtaba, nonostante la mancanza di prove concrete sulle sue attuali capacità di governo.
Le speranze di una vasta insurrezione popolare in Iran, emerse all’inizio dell’anno, sono svanite dopo un mese di guerra. L’apparato repressivo ha dimostrato di avere la situazione sotto controllo, soffocando le manifestazioni e infliggendo pesanti perdite ai dissidenti. Sebbene Israele avesse mirato ai punti di blocco per stimolare proteste, queste sono state assenti.
La sconfitta di chi aspirava a maggior libertà ha ulteriormente consolidato la determinazione del regime a reprimere ogni minaccia alla propria stabilità. Questa asserzione di potere si è estesa anche alle regioni curde, dove la repressione è stata intensa e la rivolta popolare non si è concretizzata, anche dopo nel suggerimento di un intervento di guerriglieri curdi.
In una svolta inattesa, l’Iran ha guadagnato influenza regionale a spese dei suoi rivali arabi nel Golfo. Il suo raggio d’azione si è ampliato rispetto ai paesi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Con attacchi aerei ben più numerosi in confronto alle operazioni israeliane, l’Iran ha minacciato strutture vitali per la ricchezza di questi stati, destabilizzando ulteriormente la loro sicurezza economica e geopolitica.
Riguardo al programma nucleare, la situazione rimane critica, con l’Iran in possesso di ingenti quantità di uranio arricchito, una risorsa cruciale per il potenziale sviluppo di armi nucleari. Nonostante le affermazioni americane riguardo a bombardamenti che avrebbero limitato l’accesso a questo materiale, la capacità del regime di ripristinare un programma di armi rimane intatta.
Inoltre, l’Iran ha iniziato a chiedere un pedaggio per l’attraversamento del **stretto di Hormuz**, che potrebbe fruttare annualmente decine di miliardi di dollari. Se dovesse prendere piede, questa tassa rappresenterebbe un cambiamento radicale nella dinamica dei traffici marittimi, con ripercussioni significative per l’intera economia del Golfo, in particolare per quegli stati che già dipendono fortemente dall’Iran per la sicurezza delle loro rotte di esportazione.