La vita degli sfollati gazawi in Egitto: “Vogliamo tornare, ma non abbiamo più una casa”

16.10.2025 07:05
La vita degli sfollati gazawi in Egitto: "Vogliamo tornare, ma non abbiamo più una casa"

La difficile situazione dei rifugiati gazawi in Egitto

Il conflitto in corso ha costretto un gran numero di gazawi a cercare rifugio in Egitto, dove vivono in condizioni precarissime. “Siamo qui con permessi che valevano per 45 giorni, tutti scaduti. Siamo dei fantasmi, senza diritto allo studio, o al lavoro. E a Gaza abbiamo lasciato il cuore”, dichiara Said Abu al-Kass, rifugiato che ha lasciato Gaza nel marzo 2024, dopo la tragica perdita del figlio di 23 anni a causa di un bombardamento, riporta Attuale.

Said racconta di come la sua famiglia rifletta costantemente sulla possibilità di tornare a casa. “Dio solo sa quanto io e la mia famiglia vorremmo tornare. Ma dove andiamo? Non abbiamo più una casa dove tornare. Dobbiamo fidarci di questa pace? Davvero la possiamo chiamare pace?”. Nonostante le speranze di un ritorno, i gazawi affrontano una dura realtà di assenza di servizi essenziali.

Il numero esatto dei rifugiati gazawi in Egitto è difficile da determinare. Secondo diverse fonti, il totale varia da 120 mila a 170 mila. La mancanza di operatività delle agenzie delle Nazioni Unite in Egitto ha reso impossibile fornire assistenza a questi rifugiati. I permessi di soggiorno concessi non superano i 45 giorni, costringendo molti a vivere come immigrati irregolari privi di diritti basilari.

La figlia di Said, Nancy, sottolinea la sua frustrante incapacità di lavorare: “Io ho studiato farmacia, qui potrei lavorare nel settore. Ma non ho la residenza, non ho il permesso di soggiorno… Chi ti dà un lavoro se non esisti come cittadino?”. Le storie di molti, come quella di Mohammed Abumarasa, un ingegnere ferito, evidenziano il dramma di chi ha perso familiari e connessioni, vivendo in un limbo di incertezza.

“Il diritto allo studio, al lavoro, all’assistenza medica e ai servizi bancari: tutto in sospeso”, afferma un altro rifugiato. Il quartiere di Nasr, dove molti gazawi si sono stabiliti, porta segni visibili della loro cultura, ma la vita qui è ben lontana da quella che conoscevano a casa. “La mia casa è Gaza, comunque sia ridotta. Lì ho lasciato un fratello e una sorella, c’è il mio passato e c’è il mio cuore”, dice Bassem Medhat, un ristoratore che ha lasciato Gaza per le devastazioni che ha subito la sua attività.

Con la speranza di una riapertura delle frontiere, molti gazawi, come Abdullah Tariq Abu Shahla, dichiarano di avere le valigie pronte. “Appena aprono il confine al passaggio dei civili io chiudo questo posto e torno a Gaza”, afferma Bassem, con una determinazione che riflette il desiderio collettivo di ritornare alla propria terra nonostante le incertezze e il timore per il futuro.

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