Lavitola: “Amicizia con Ranucci mirava a proteggere e riabilitarmi”

08.09.2026 05:55
Lavitola: "Amicizia con Ranucci mirava a proteggere e riabilitarmi"

Lavitola: “Ho cercato di proteggere Ranucci da un attentato”

L’intenzione era proteggere Sigfrido Ranucci da un attentato, secondo Valter Lavitola, il quale afferma di aver avuto “notizie” riguardo a un pericolo imminente. Questa è la terza volta che l’ex direttore dell’Avanti! testimonia davanti ai giudici, con l’obiettivo di lasciare il carcere di Rebibbia, dove è detenuto dal 10 agosto, e di ottenere gli arresti domiciliari in Basilicata. Lavitola ha ribadito un “rapporto di profonda amicizia” con il giornalista, sottolineando la “necessità di proteggerlo”. A seguito di un episodio avvenuto due mesi dopo i fatti di ottobre, Lavitola sostiene di aver contattato Ranucci per richiedere il rafforzamento della scorta, riporta Attuale.

La difesa di Lavitola mira a smontare il presunto movente politico avanzato dalla Procura di Roma, che ritiene infondato. Secondo gli avvocati, Ranucci non ha mai manifestato l’intenzione di candidarsi o entrare in politica, lamentandosi piuttosto delle proposte fatte da Lavitola in merito. La difesa è convinta di aver dimostrato, attraverso una memoria di 72 pagine, l’insussistenza dei presupposti che avevano portato alla misura cautelare: il pericolo di fuga, l’inquinamento probatorio e il rischio di reiterazione del reato. Nel documento vengono esaminati vari aspetti del caso, affiancati dalle dichiarazioni rilasciate da Lavitola riguardo all’attentato del 16 ottobre, durante il quale un ordigno esplosivo è detonata sotto casa di Ranucci, danneggiando le sue due auto.

Lavitola ha rivelato di sperare che l’amicizia con Ranucci potesse portargli un “riscatto sociale”. Difronte ai giudici del Riesame, ha affermato: “Con Ranucci c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me”. Spiegando che Ranucci “attirava giornalisti e imprenditori”, ha aggiunto che, considerando il suo passato, una tale connessione gli fosse “comoda”. Il suo scopo era ricostruire la sua immagine, facendo riferimento a un desiderio di “non dico una verginità, ma una reputazione in senso positivo”.

Durante le sue dichiarazioni, Lavitola ha insistito sulla natura della sua amicizia con Ranucci e sulla sua versione dei fatti riguardanti l’attentato. “Ho fatto tutto questo per proteggere Ranucci da un attentato di cui avevo notizie”, ha affermato. Tuttavia, rimane incerta la modalità dell’azione; la notte del 16 ottobre, un ordigno esplosivo è esploso sotto l’abitazione di Ranucci, danneggiando le sue auto. Lavitola ha dichiarato di aver dato un “mandato in bianco” a Gomes Clesio Tavares, specificando di non avergli ordinato di usare una bomba e di aver richiesto che nessuno venisse ferito. “L’attentato con la bomba è un’idea di Gomes Tavares rispetto alla quale mi assumo tutta la responsabilità”, ha detto.

Nel mentre, gli accertamenti sull’inchiesta continuano. Ranucci potrebbe essere interrogato dagli investigatori relativamente agli ultimi sviluppi del procedimento, mentre il capitolo che riguarda Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola, rimane aperto, in quanto ha manifestato la disponibilità a testimoniare. Il Riesame si è riservato di esprimere una decisione nei prossimi giorni.

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