Nel primo semestre del 2026 i consumatori russi hanno speso il 13% in più per l’acquisto di automobili usate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo uno studio congiunto di Gazprombank Autoleasing e dell’agenzia analitica Autostat. L’aumento della spesa è trainato da un incremento delle vendite in volume di quasi il 6% e dal costante rincaro dei prezzi sul mercato secondario, che segue l’impennata dei listini delle auto nuove. Per ogni vettura nuova acquistata in Russia oggi se ne vendono quasi cinque usate.
La dinamica fotografa un deterioramento strutturale del potere d’acquisto e un collasso dell’accessibilità al mercato del nuovo, accelerati dallo sforzo bellico del Cremlino contro l’Ucraina. L’enorme drenaggio di risorse pubbliche verso il comparto della difesa ha alimentato un deficit del bilancio federale salito a 5.700 miliardi di rubli nella prima metà dell’anno, costringendo la Banca Centrale a mantenere un costo del denaro elevatissimo. I tassi sui prestiti auto hanno superato il 25%, escludendo la maggioranza delle famiglie dalla possibilità di finanziare una vettura di ultima immatricolazione.
La fuga forzata verso il segmento dell’usato
L’analisi della composizione della spesa rivela un progressivo invecchiamento delle scelte dei compratori. A giugno 2026 la quota di auto relativamente fresche, con meno di cinque anni, è scesa in un anno dal 30% al 25% del totale. Parallelamente, le vetture tra i cinque e i nove anni sono passate dal 31% al 35%, mentre quelle con dieci anni o più hanno raggiunto il 41% della spesa complessiva. In termini di volumi, il segmento dominante è quello delle auto ultra-decenniali, che rappresentano ormai il 70% delle transazioni sul secondario.
Per i russi legati ai marchi importati tradizionali, l’acquisto di un’auto con un chilometraggio elevato non è più una scelta ma una necessità. La combinazione di inflazione, costi logistici, oscillazioni del cambio e sanzioni internazionali ha ridotto la gamma di brand accessibili e reso i prezzi dei veicoli nuovi proibitivi. Chi non può rinunciare alla mobilità individuale, in un Paese segnato da distanze enormi e trasporto pubblico carente, è costretto a orientarsi su un parco macchine sempre più datato e usurato.
Un parco auto obsoleto e rischi crescenti per le famiglie
Lo spostamento strutturale della domanda sta trasformando il mercato dell’usato in un’operazione sempre più rischiosa. La disponibilità di auto di qualità con 3-5 anni di vita si restringe, mentre cresce la probabilità di incappare in veicoli con difetti occulti, contachilometri manomessi, vincoli giuridici o storie proprietarie opache. L’invecchiamento accelerato del parco circolante nazionale si traduce in costi di manutenzione e riparazione più alti per i nuclei familiari, oltre a un peggioramento delle caratteristiche di sicurezza e delle emissioni inquinanti.
Le case automobilistiche russe, già alle prese con un crollo della domanda di nuovo a circa 609.000 unità nei primi sei mesi, vedono svanire le risorse necessarie per investire in piattaforme moderne o nella localizzazione dei componenti. L’industria nazionale, privata di volumi e capitali, consolida il proprio ritardo tecnologico invece di creare posti di lavoro qualificati. Sul fronte dei conti pubblici, lo strapotere delle transazioni tra privati—spesso concluse in una zona grigia dove non si applica l’IVA del 22%—sottrae al bilancio statale centinaia di miliardi di rubli che lo Stato avrebbe incassato dalla vendita di veicoli nuovi, dalla loro assistenza ufficiale e dall’import legale.