La Manovra Meloni: 26 miliardi per il futuro, ma con rinunce
“Non abbiamo distribuito risorse a pioggia e non abbiamo fatto promesse che non potevamo mantenere”. Giorgia Meloni sigilla politicamente la sua ultima Manovra enfatizzando la compattezza della maggioranza e respingendo l’idea di una finanziaria elettorale. “Avremmo voluto fare di più, ma va letto con i precedenti, sono molto soddisfatta della coerenza, coesione e linearità mostrata nel cammino”, riporta Attuale.
Il Consiglio dei ministri approva una legge di Bilancio da circa 26 miliardi dopo giorni di negoziati con gli alleati e Bruxelles. Raggiunto il via libera alla proposta italiana di includere nella flessibilità energetica un pacchetto di misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per un valore di circa 3,4 miliardi: una manovra complessa che permette di liberare risorse da utilizzare senza vincoli. “È stata un’approvazione estremamente serena”, assicura la premier, presentando il provvedimento come “un altro tassello di una strategia di medio-lungo termine”. Questa Manovra concentra le risorse su famiglia, natalità, fisco, lavoro, imprese e sanità. “Non risolve tutto, non pretende di farlo, ma ha una direzione chiara”.
La conferenza stampa a Palazzo Chigi offre anche un momento di leggerezza. Mentre i ministri arrivano, manca una sedia e Giancarlo Giorgetti scherza: “Manca la cadrega… allora io vado”. Meloni lo richiama e, quando tenta di andarsene di nuovo, la premier insiste sorridendo: “Dai Gianca…”. Tuttavia, il titolare del Tesoro torna subito serio, sottolineando che la Manovra garantisce “la sicurezza della finanza pubblica italiana in un contesto non favorevole”. Meloni avverte gli alleati: “Auspico che la discussione in Parlamento mantenga fede a questo tipo di rotta”. Nel frattempo, la premier sostiene le misure per i giovani: “Non diamo risposte a chi spacca le vetrine”, ma a chi desidera studiare, lavorare e affittare una casa. Difende anche l’esenzione strutturale dal bollo per auto fino a 80 kilowatt e moto, respingendo le accuse di “mancetta elettorale”. Soddisfatta dell’introduzione del fondo “nuovi nati”, il ministro del Lavoro, Marina Calderone, dichiara: “Un investimento sul futuro delle nuove generazioni e uno strumento ulteriore per favorire il risparmio, a cui potranno contribuire anche i familiari”.
Rimane delicato il capitolo delle banche. Sono previsti oltre cinque miliardi dal settore finanziario, senza un accordo preventivo con gli istituti di credito. “Non è una manovra contro qualcuno”, chiarisce Meloni, specificando che “a chi ha meno problemi abbiamo chiesto di dare una mano”. La premier spera di evitare ricorsi, ma con il presidente dell’Ania, Giovanni Liverani, si alzano critiche: “Non siamo un giacimento fiscale da sfruttare per logiche di cassa di breve periodo”.
Tutti gli alleati rivendicano risultati, ma devono anche registrare delle rinunce. Antonio Tajani esprime “grande soddisfazione per il segnale dato al ceto medio” e afferma che la Manovra ha saputo “armonizzare le diverse sensibilità” del centrodestra. Forza Italia ottiene la card sanitaria da 300 euro per gli over 75 con redditi contenuti, agevolazioni per i giovani, esclusione delle Bcc dal contributo bancario e rinvio di sei mesi della sugar tax e della plastic tax. Tuttavia, deve rinunciare all’estensione dell’Irpef agevolata fino a 55-60mila euro, alla detassazione delle tredicesime e all’aumento delle pensioni minime.
Salvini, d’altra parte, porta a casa l’innalzamento della soglia della flat tax per gli autonomi da 85mila a 100mila euro e la riapertura delle rottamazioni fiscali, mentre per le pensioni dovrà accontentarsi di un fondo di 850 milioni per la flessibilità in uscita, commentando: “È una bella soddisfazione”. Le differenze all’interno della maggioranza emergono anche sulla politica estera. Interpellata sulle posizioni di Salvini riguardo all’Ucraina, Meloni riconosce il diritto del leader leghista di esprimere “un sentimento, un umore della sua base”, ma chiarisce che “la linea del governo non cambia”.
Infine, si solleva un mistero sul rinvio del decreto bollette. La premier smentisce problemi di coperture o tensioni tra i ministri: “Ci sono delle verifiche tecniche” e il provvedimento è slittato al prossimo Cdm. Nel frattempo, si prevede una proroga del mercato tutelato dell’energia, e fino al 7 novembre è stato prorogato il taglio delle accise sul gasolio di 4 centesimi al litro, che salgono a 4,88 centesimi considerando anche l’Iva.