Italia invia navi della Marina per sostenere missione umanitaria verso Gaza
Due navi della Marina militare italiana sono state inviate per garantire la sicurezza dei cittadini italiani coinvolti nella missione umanitaria diretta a Gaza. Nel frattempo, la delegazione italiana ha rifiutato la proposta di mediazione su Cipro per la consegna degli aiuti a Gaza, dichiarando: «Vogliamo rompere il blocco navale», riporta Attuale.
Un’«ammazzadroni» e una fregata anti-sommergibile sono state messe a disposizione per proteggere i cittadini italiani presenti sulla Global Sumud Flotilla. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha autorizzato ieri l’intervento della nave «Fasan», già in navigazione a nord di Creta e ora in rotta verso l’area della flotta umanitaria. Ha anche annunciato l’invio di un’altra nave, la «Alpino». Questa decisione, presa dal governo Meloni, arriva dopo un attacco condotto con 15 droni, mirato a dissuadere i partecipanti alla missione. La Flotilla ha avvisato la comunità internazionale di possedere «informazioni di intelligence credibili» riguardanti la possibilità di un’incremento degli attacchi israeliani nei prossimi due giorni, con il rischio di gravi conseguenze per i partecipanti.
La nave Fasan: «l’ammazzadroni»
La nave «Virginio Fasan», soprannominata «ammazzadroni», non è una nave di scorta della Flotilla, ha chiarito oggi il ministro Crosetto durante la sua informativa al Senato. «Non è un atto di guerra», ha sottolineato, né una provocazione nei confronti di Israele. La fregata è dotata di missili, siluri contro sommergibili, cannoni, mitraglieri e sistemi di guerra elettronica progettati per neutralizzare i droni. La nave, varata in onore di un eroe della Prima guerra mondiale, ha un lungo storico di operazioni internazionali, inclusi interventi in Somalia e Yemen per contrastare attività terroristiche. Nella sua storia recente, ha abbattuto un drone nel Mar Rosso, evidenziando la sua capacità operativa, seppure lontana dagli attuali droni minacciosi per la Flotilla.
La fregata Alpino: «Di qui non si passa»
La fregata «Alpino», dedicata al Corpo degli Alpini, è specializzata nella lotta contro i sommergibili e ha un motto emblematico: «Di qui non si passa». Varata nel 2014, la nave è stata utilizzata in operazioni di sicurezza marittima, compresa l’operazione «Mare Sicuro» al largo della Libia, dove ha garantito protezione ai pescherecci e supportato operazioni di recupero migranti. Con un equipaggio di 170 marinai e progettata per operazioni di combattimento e per fornire aiuti umanitari, la fregata ha un’enorme importanza in contesti di crisi.
Cosa potranno fare le fregate?
Le regole d’ingaggio delle navi militari italiane non sono state rese pubbliche, ma il ministro ha specificato che «in acque israeliane, non garantiremo la sicurezza delle navi». Ciò implica che le unità italiane non potranno intervenire nelle acque palestinesi controllate da Israele. L’ammiraglio Giampaolo Di Paola ha indicato che l’impiego delle navi italiane è finalizzato a una funzione di «deterrenza» contro possibili aggressioni israeliane. La nave Fasan è equipaggiata con sistemi di contromisure elettroniche in grado di perturbare i segnali dei droni, ma l’intervento in caso di attacco avverrà solo se ci sarà una minaccia concreta alla Flotilla.
L’ipotesi di dissuadere la Flotilla all’avvicinarsi a Gaza
Si fa strada l’ipotesi, emersa recentemente, di assegnare alle fregate italiane il compito di dissuadere la Flotilla dall’avvicinarsi a Gaza per evitare conflitti diretti con le motovedette israeliane. Questo scenario è stato riportato da la Repubblica e rappresenta un’operazione potenzialmente pericolosa. Un precedente simile risale al marzo 1997, quando una corvetta italiana bloccò un’imbarcazione albanese, causando la morte di 108 persone. Tali rischi devono essere presi in considerazione prima di procedere con tali manovre.
La delegazione italiana della Flotilla rifiuta la proposta di consegnare gli aiuti a Cipro
In un tentativo di evitare incidenti con Israele, il governo Meloni ha suggerito alla Flotilla di fermarsi in un porto cipriota per consegnare gli aiuti umanitari, che sarebbero stati trasferiti dal Patriarcato Latino di Gerusalemme. Tuttavia, la delegazione ha respinto questa proposta, riaffermando il suo obiettivo di «rompere l’assedio illegale» e portare assistenza umanitaria alla popolazione di Gaza. Qualsiasi ostacolo alla missione sarebbe considerato una grave violazione del diritto internazionale.